Gallarate si illumina con i colori della sua storia: nasce Lightscape, il centro racconta le sue origini attraverso la luce
Dopo oltre due anni, pronto il progetto di illuminazione artistica delle vie del vecchio borgo studiata dal light designer Romano Baratta: ogni colore evoca un pezzo di storia, illustrata anche con paline realizzate insieme alla Studi Patri
Da sabato 4 luglio il centro storico di Gallarate si trasformerà in un percorso luminoso che racconta la storia della città.
Si chiama Gallarate Lightscape il nuovo progetto di illuminazione artistica nato nell’ambito del Distretto Urbano del Commercio, finanziato con risorse dedicate alla valorizzazione del centro e ideato dal light designer gallaratese Romano Baratta. Un progetto avviato oltre due anni fa che unisce tecnologia, storia e identità urbana, trasformando la luce in uno strumento di narrazione.
L’inaugurazione è in programma nella serata di sabato 4 luglio, quando sarà possibile percorrere il centro insieme allo stesso Baratta per scoprire il significato delle installazioni.
L’intervento non si limita a valorizzare gli edifici con la luce, ma cerca di costruire un vero e proprio racconto della città attraverso i colori. Ogni tonalità è stata scelta per evocare un elemento della Gallarate storica, grazie al lavoro condiviso tra il light designer e la società gallaratese Studi Patri, che ha curato la ricostruzione storica.
«È un progetto che va oltre la semplice illuminazione urbana», ha spiegato l’assessore al Commercio Belinda Simeoni. «Riporta Gallarate alle sue origini, quando era un borgo attraversato dall’acqua. L’originalità sta nell’aver unito la creatività di Romano Baratta e il patrimonio di conoscenze di Studi Patri: la tecnologia non sostituisce la storia, ma la racconta».
Secondo Romano Baratta, la luce diventa un linguaggio capace di restituire una nuova percezione della città. «Gallarate ha una sua vitalità, ma aveva bisogno di comunicare qualcosa di nuovo», ha spiegato.
Nel corso del periodo di prova non era mancata da parte dei residenti qualche perplessità sulla illuminazione colorata.
I liveli di intensità dovevano ancora essere tarati – si era detto – e in ogni caso va detto che l’illuminazione artistica sarà attiva a partire da un’ora dopo il tramonto e per un’ora e mezza, trasformando il centro in un’esperienza serale. «È una forma di narrazione e per questo è giusto che abbia anche una cornice temporale».
Il sistema consentirà inoltre programmazioni speciali in occasione di eventi particolari, come già sperimentato a San Valentino con l’illuminazione rossa di piazza Libertà.

I colori del borgo di Gallarate raccontano la sua storia
Cosa significa valorizzare il centro con i colori?
Sono “nuance”, illuminazione tenue, che usa appunto il colore per evocare elementi della storia urbana: così il blu richiama l’acqua dell’antico corso dell’Arno e caratterizza via Don Minzoni, via Verdi e la fontana di piazza Libertà. Il verde chiaro ricorda il “Fajetto”, il bosco sacro che sorgeva nell’area a Nord dell’attuale corso Italia, sulla collinetta dove fu poi costruita la basilica. Il porpora identifica i luoghi del potere civile e religioso, mentre l’arancione accompagna il visitatore nell’antico “Canton Sordo”, la parte più umile del vecchio borgo, intorno all’attuale via San Giovanni Bosco. Il rosso evoca invece la piazza delle Beccarie e l’antico macello che sorgeva nell’area di piazza Guenzati. Il percorso si conclude con il giallo dell’oro, simbolo della vocazione commerciale della città, lungo l’asse di via Mazzini, davanti alla chiesa di San Pietro, fino a piazza San Lorenzo.

Accanto ai giochi di luce saranno installate anche paline informative con un linguaggio divulgativo – ma che poggia sulle solide basi della Società Gallaratese per gli Studi Patri – che aiuteranno cittadini e visitatori a comprendere il significato storico dei diversi luoghi.
Il progetto comprende inoltre la proiezione dei nomi delle sei antiche contrade cittadine – Pasquara, Fraccia, Fara e le altre – a cui si aggiunge in via Postporta una citazione contemporanea ispirata al celebre “Va’ dove ti porta il cuore”.
«Un’istituzione commerciale come il Distretto non poteva prescindere dall’aspetto storico della città», ha osservato Massimo Palazzi di Studi Patri, sottolineando il lavoro di ricerca che ha accompagnato la realizzazione dell’iniziativa.

Una lunga genesi
Il sindaco Andrea Cassani, annunciando l’accensione inaugurale, ha sintetizzato con una battuta il significato dell’intervento: «E luce fu!». La genesi è stata lunga, oltre due anni, seguita alle origini dall’assessore al commercio e vicesindaco Rocco Longobardi, che oggi non è più in giunta (allontanato per equilibri interni a Forza Italia) ma che ha accompagnato a lungo il progetto.
Per Renato Chiodi, presidente di Ascom Gallarate Malpensa, Lightscape rappresenta «un modo diverso di rappresentare e vivere la città, enfatizzandone l’unicità e rendendola godibile da tutti». Chiodi ha ricordato come l’idea sia nata proprio all’interno del Distretto Urbano del Commercio: «È un progetto proposto dai commercianti e poi fatto proprio, passo dopo passo, da tutta la squadra».
Un ringraziamento particolare è arrivato anche da Luca Filiberti di Naga, che ha voluto ricordare due persone che hanno contribuito alla nascita dell’iniziativa: «Ci tengo a ringraziare il gruppo iniziale, di cui facevano parte anche Milena Betto e Luciana Zaro, che oggi non sono più con noi», ha detto con emozione.

Sicurezza stradale e valorizzazione
Il progetto comprende anche interventi meno visibili ma significativi sul piano della sicurezza, come il potenziamento dell’illuminazione di alcuni attraversamenti pedonali finora poco illuminati.
L’ambizione di Lightscape guarda anche oltre i confini cittadini. Come ha anticipato Baratta, il progetto è già in fase di valutazione per i Light Awards del Regno Unito, uno dei principali riconoscimenti internazionali dedicati al lighting design. Un risultato che potrebbe fare di Gallarate un punto di riferimento nell’innovazione dell’illuminazione urbana, dimostrando come la luce possa valorizzare non solo gli spazi, ma anche la memoria e l’identità di una comunità.
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