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Pochissima neve sulle montagne lombarde, terzo inverno in calo. Ancora meno acqua per l’estate

Arpa Lombardia certifica una stagione invernale e primaverile fra le più povere del decennio. Sui ghiacciai l'equivalente in acqua della neve è del 39% sotto la media. Un deficit che pesa sull'estate ormai alle porte, mentre la regione fa i conti con riserve idriche sotto la media storica

Generico 15 Jun 2026

Poca neve in quota durante l’inverno e la primavera, e quindi meno acqua disponibile per i fabbisogni estivi. Lo dicono ora i dati ufficiali di Arpa Lombardia sulla campagna di misura dello Snow Water Equivalent (SWE), l’equivalente in acqua del manto nevoso, curata dal Centro Regionale Neve e Valanghe con sede a Bormio.

I numeri confermano le anticipazioni dei mesi scorsi: gli scarsi apporti nevosi e la bassa densità del manto hanno fatto registrare valori di SWE nettamente inferiori alla media del periodo 2015-2025, con anomalie negative comprese tra il -30% e il -60%. Nemmeno le riserve più resistenti offrono conforto: sui ghiacciai lombardi l’innevamento è risultato deficitario del 39% rispetto alla media decennale di riferimento.

«Tutta la stagione nivologica è stata caratterizzata da uno scarso innevamento, a tutte le quote – spiega Tommaso Porro, nivologo del Centro Regionale Neve e Valanghe di Arpa Lombardia –. L’analisi dei dati raccolti conferma che i quantitativi di acqua immagazzinata nel manto nevoso sono complessivamente risultati inferiori alla media storica. Questo è visibile sia dalle misure delle stazioni meteorologiche, sia dai rilievi manuali effettuati alle quote più elevate, sui ghiacciai alpini».

Una stagione fatta di pochi episodi

I principali apporti nevosi si sono concentrati in pochi eventi invernali significativi – il 15-16 novembre, il 27-28 gennaio, il 15-20 febbraio e il 14-15 marzo – intervallati da lunghi periodi senza precipitazioni o quasi. Anche la primavera è stata avara di neve, mentre le temperature, generalmente superiori alla media climatologica, hanno favorito una fusione precoce del manto a tutte le quote.

A complicare il quadro è stata la qualità stessa della neve. Le temperature molto rigide tra fine dicembre e inizio gennaio hanno innescato processi di metamorfismo costruttivo, con la formazione di cristalli grandi e poco coesi (cristalli sfaccettati e brina di profondità). Il risultato è un manto granuloso e poco compatto, con densità medie basse e, di conseguenza, una minore quantità di acqua immagazzinata.

I rilievi sui ghiacciai

Nell’ultima decade di maggio si è conclusa la campagna di misura sui ghiacciai lombardi, realizzata in collaborazione con Enel Green Power Italia nel periodo ideale – tra metà maggio e metà giugno – in cui di norma si registra il massimo accumulo. I campionamenti hanno interessato quote comprese tra i 2.877 metri della Vedretta di Savoretta e i 3.645 del Ghiacciaio di Fellaria Orientale, per un totale di 55 carotaggi e decine di misure dell’altezza del manto, sui gruppi dell’Adamello, del Cevedale-San Matteo, dell’Ortles-Cristallo, del Sobretta-Gavia e del Bernina.

Gli spessori variano tra 0,7 e 3,7 metri sui diversi ghiacciai, con una densità media di 451 kg/m³. I valori più alti di SWE si registrano nell’alta Valmalenco, sull’apparato del Fellaria Orientale (15 metri di neve cumulata) e dello Pisgana (11 metri), mentre tra i 6 e i 10 metri si collocano i ghiacciai di Adamello, Dosegù, Scalino, Vioz, Vitelli, Savoretta e Alpe Sud. La differenza rispetto alla media storica decennale 2016-2025 è, appunto, del -39%.

Il terzo inverno in calo

Il dato assume un significato più chiaro se inserito nella serie storica recente. La stagione 2023-2024 era stata una delle migliori dell’ultimo decennio, con accumuli abbondanti e un manto denso e compatto, capace di “resistere” ai primi caldi estivi. Arpa Lombardia l’aveva definita «un’ottima stagione», con innevamento incrementato su tutti i settori alpini e prealpini lombardi.

L’anno successivo l’inversione di tendenza: lo SWE medio della stagione 2024-2025 è risultato notevolmente inferiore alla stagione precedente, con un decremento medio della risorsa idrica intorno al -48%. Ora la stagione 2025-2026 conferma e prolunga la traiettoria negativa, segnando di fatto il terzo inverno consecutivo lontano dai livelli ottimali e ribadendo quella che gli stessi tecnici indicano come una progressiva risalita della quota neve, indice del cambiamento climatico in atto. ARPA Lombardia.

Il nodo dell’estate

La scarsità di neve in quota pesa direttamente sulle riserve idriche regionali, perché il manto nevoso funziona come un serbatoio naturale che rilascia acqua lentamente nei mesi caldi. All’inizio di giugno, il deficit delle riserve idriche lombarde si attestava intorno al -26,5% rispetto alla media storica, con un manto nevoso ridotto del 66% sul territorio regionale e ormai prossimo all’esaurimento.

A tenere in equilibrio il sistema, per ora, è la gestione prudente delle erogazioni: grazie a una gestione parsimoniosa della risorsa, i grandi laghi sono quasi pieni e questo consentirà di affrontare il periodo di massima domanda irrigua, ma con cautela viste le scarse piogge attese. L’Osservatorio dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, riunito il 10 giugno, ha confermato per il distretto una severità idrica «bassa in assenza di precipitazioni», un livello moderato che nasconde però segnali di attenzione crescente in vista dell’estate.

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Pubblicato il 17 Giugno 2026
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