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Una petizione per le mitigazioni per il palazzetto, “salviamo l’ambiente umido e il pelobate fosco”

Viene lanciata dal comitato Salviamo gli alberi di Gallarate: il via alla raccolta firme a inizio luglio

Pelobate fosco

Non si ferma la mobilitazione del comitato “Salviamo gli alberi di Gallarate” a tutela dell’area naturalistica del bosco di Moriggia, accanto all’area è in corso la costruzione del nuovo Palazzetto dello sport da circa mille posti. Con una conferenza stampa, gli attivisti hanno annunciato il lancio di una petizione popolare per chiedere urgenti misure di mitigazione ambientale.

L’obiettivo espresso dai cittadini non è quello di bloccare il cantiere (ormai in stato avanzato, peraltro), ma ridurre l’impatto ecologico di un’opera da 7 milioni di euro che, insieme al futuro Parco acquatico previsto nell’area dell’ex piscina comunale, rischia di soffocare un ecosistema delicatissimo.

Lo scontro politico e la bocciatura in Commissione

La decisione di lanciare la petizione scaturisce dal recente rifiuto opposto dall’amministrazione comunale durante i lavori della Commissione Lavori Pubblici. Ricostruendo la vicenda, Laura Pastorelli ha evidenziato il cambio di rotta della giunta rispetto alla fine dello scorso anno, dichiarando che si è consumata la bocciatura delle proposte di mitigazione in commissione, su cui nella presidente commissione a novembre com’era stata una apprezzata apertura da parte di Belinda Simeoni“. L’attivista ha poi aspramente criticato l’atteggiamento dei vertici comunali, aggiungendo che “quando un consigliere ha ricordato quella apertura, il sindaco ha ridotto a opinioni personali. L’ingegner Tenti ha definito ‘condivisibili’ le proposte ma ha detto di non procedere perché potrebbe configurarsi di danno erariale”.

PELOBATE FOSCO GALLARATE

L’allarme degli attivisti e la ricchezza dell’ecosistema

Il cuore della protesta risiede nella necessità di proteggere un patrimonio faunistico eccezionale ma estremamente vulnerabile, situato in un’area a elevata sensibilità naturalistica che la stessa autorizzazione paesaggistica colloca in fascia di tutela del Parco del Ticino. Laura Pastorelli ha spiegato nel dettaglio l’importanza dell’area umida locale, sottolineando che il problema del pelobate è che è ridotto a piccoli siti, il Parco del Ticino ha lavorato per anni sulla specie, con anche progetto Species per Aquam finanziato Cariplo per il ripristino delle ghiacciaie, con fondazione Oikos per ripopolamento a Moriggia ‘Gal01’, Besnate e Somma”. Pastorelli ha inoltre ricordato l’impegno profuso di recente, specificando che l’ultima fase si è svolta nel “2022-2024, con la rilevazione di circa 500 esemplari a Moriggia”, e che lo stagno ospita stabilmente “anche tritoni punteggiati, tritoni italiani, rana agile, oltre al pelobate fosco”.

Pelobate fosco

La totale assenza di tutele preventive ha spinto i cittadini a pretendere chiarezza e interventi immediati prima che sia troppo tardi. Olivia Pastorelli ha infatti denunciato la mancanza di approfondimenti tecnici da parte degli enti competenti, affermando con preoccupazione che i responsabili del progetto non hanno voluto fare studi sull’impatto sulle zone umide delle opere, ora vogliamo almeno verificarlo per tempo per eventuali correttivi? Non possiamo rischiare di perdere la biodiversità della zona”.

Le linee guida scientifiche del Prof. Vacchiano

Le richieste della petizione poggiano sulle basi scientifiche fornite dal Prof. Giorgio Vacchiano dell’Università degli Studi di Milano, il quale ha evidenziato che l’area ospita lo stagno di Moriggia, habitat riproduttivo del Pelobates fuscus insubricus, un rospo raro e protetto a livello europeo. Nel suo documento tecnico, il docente ha spiegato che “da una prima lettura dei documenti, infatti, mi pare che il progetto riconosca in parte la sensibilità ecologica dell’area, ma possa essere migliorato con misure semplici e a basso costo, che lo renderebbero più compatibile con la conservazione della fauna e degli habitat naturali”. Tra le sue proposte principali spicca la necessità di rivedere il progetto del verde, suggerendo di “utilizzare arbusti e alberi autoctoni (sanguinello, viburno, nocciolo, salice cinereo) per creare fasce vegetali continue tra il Palazzetto e il bosco di Moriggia, in modo da mantenere un corridoio ecologico utilizzabile dalla fauna”.

bosco Crenna Moriggia ghiacciaie area umida

Il professore ha inoltre raccomandato di estendere le pavimentazioni drenanti e di intervenire sulla gestione idraulica, spiegando che la grande vasca di laminazione del progetto può “con semplici accorgimenti, diventare un elemento di habitat aggiuntivo”. Per farlo, occorre “mantenere nella vasca un livello minimo permanente di acqua (10-30 cm) anche nei mesi secchi, regolando lo scarico in collaborazione con il Parco del Ticino”. Per la fase di cantiere, ritenuta la più critica, Vacchiano ha proposto di “limitare i lavori alle ore diurne (8-18) e vietare attività rumorose nelle ore serali e notturne” , installare barriere acustiche e luminose , e “posare barriere per anfibi lungo il perimetro del cantiere, con piccole trappole di raccolta controllate quotidianamente”. A lungo termine, il docente consiglia l’uso di lampade schermate a luce calda , un limite di velocità stradale a 30 km/h su via Croce con cartelli stagionali , e l’attivazione di un “programma triennale di monitoraggio, cofinanziato dal Comune e realizzato dal Parco del Ticino o dalle GEV”.

Pelobate Fosco Parco del Ticino
Elaborazione grafica del Parco del Ticino, con evidenziata l’area dello stagno

Mobilitazione popolare e valore democratico

Per costringere il Comune a sottoscrivere il “Manifesto per la tutela delle aree umide” e ad applicare queste soluzioni, il comitato è pronto a scendere nelle strade. Filiberto Zago ha tracciato il cronoprogramma della mobilitazione, annunciando che intorno al 10 luglio faremo il primo banchetto di raccolta al quartiere di Moriggia, poi ne faremo altri. Lasceremo la petizione nei negozi”. L’iniziativa punta a raccogliere le firme di tutti i cittadini residenti nel territorio per ottenere l’istituzione di un tavolo tecnico con gli esperti.

La raccolta firme viene vissuta dagli organizzatori non solo come una battaglia ecologista, ma come un fondamentale atto di civismo. A conclusione della conferenza stampa, Olivia Pastorelli ha voluto legare la tutela dello stagno alla difesa dei diritti civili, ricordando con solennità che ottant’anni fa qualcuno è morto per creare strumenti di partecipazione. Vanno salvaguardati, dev’essere un impegno di tutti; altrimenti nel tempo non ci si stupisca più che gli strumenti democratici non vengono più frequentati dai cittadini”, con riferimento alla scarsa partecipazione al voto.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 27 Giugno 2026
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