Nidi gratis plus, la denuncia dei sindacati: “38 Comuni in provincia di Varese non hanno aderito”
Secondo una verifica dei sindacati sono trentotto le amministrazioni locali del territorio varesino che non hanno sottoscritto la misura a sostegno dell'infanzia bloccando i contributi integrativi destinati alle famiglie con Isee inferiore a 25mila euro
Agevolare l’accesso agli asili nido per le famiglie con bambini fino a tre anni, azzerando le rette mensili. È questo l’obiettivo di Nidi Gratis Plus 2026/2027, la misura di Regione Lombardia che copre la quota di retta che supera il rimborso Inps per i nuclei con Isee fino a 25mila euro. C’è però un ostacolo: l’erogazione del contributo è subordinata all’adesione formale dei singoli Comuni e, da una verifica sul territorio, emerge che sono ben 38 le amministrazioni locali della provincia di Varese a non aver ancora sottoscritto il provvedimento, escludendo di fatto i propri residenti dal beneficio.
L’appello dei sindacati alle amministrazioni
Sulla questione sono intervenute con decisione le sigle sindacali del territorio. CGIL, CISL e UIL provinciali hanno lanciato un appello congiunto rivolto a tutti i sindaci e alle giunte dei Comuni varesini rimasti fuori dalla misura. L’obiettivo è spingere le amministrazioni locali a sfruttare le prossime finestre temporali previste dal bando regionale per manifestare il proprio interesse e completare la procedura di accreditamento.
«Chiediamo alle amministrazioni locali – il sollecito dei sindacati territoriali – nel caso non avessero avviato la procedura, di aderire alla misura Nidi Gratis, cogliendo l’opportunità offerta dalle finestre temporali del bando regionale per poter manifestare l’interesse». I sindacati ricordano come vi sia tempo fino al 15 luglio 2026 per la prima tranche, oppure in alternativa nella seconda finestra programmata dal 31 agosto al 9 settembre 2026.
Sostegno alle famiglie e parità di genere
Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la misura introdotta per la prima volta nel 2016 non è semplicemente un aiuto economico temporaneo, ma rappresenta un pilastro fondamentale del welfare locale e della pianificazione dei servizi per i cittadini. L’adesione a Nidi Gratis Plus viene vista come un passaggio cruciale per incentivare l’occupazione sul territorio e ridurre il divario di genere nei carichi di cura.
«Riteniamo che i Comuni debbano investire maggiormente – la nota di CGIL, CISL e UIL, sigle confederali – nei servizi educativi per la prima infanzia, in quanto principale strumento per sostenere le famiglie negli impegni di conciliazione dei tempi di cura e lavoro e promuovere parità tra lavoratrici e lavoratori. Inoltre è una misura fondamentale che contrasta il rischio di povertà infantile, favorendo processi di inclusione».
Il nodo dei posti disponibili e le barriere d’accesso
L’allarme sollevato dai sindacati si inserisce in un contesto provinciale in cui i servizi per la prima infanzia mostrano ancora ampi margini di miglioramento. Attualmente, il tasso di copertura delle strutture (nidi, micronidi e nidi famiglia) sul territorio si attesta intorno al 22% rispetto al numero complessivo dei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni. Una percentuale decisamente distante dal target europeo fissato per il 2030, che prevede il raggiungimento del 45%.
Oltre alla carenza strutturale di posti, i rappresentanti dei lavoratori evidenziano la presenza di diversi filtri amministrativi ed economici che complicano la situazione. «È necessario estendere il numero – concludono CGIL, CISL e UIL – dei posti di servizi educativi per la prima infanzia sul territorio. Il tasso di copertura del 22% rispetto al numero dei bambini/e con età 0-3 anni risulta molto basso rispetto all’obiettivo fissato in Europa al 2030 del 45%. Inoltre è opportuno assicurarsi che le famiglie possano effettivamente accedervi. Ci sono infatti ancora molte barriere come il costo delle rette, la selezione delle domande ricevute, che tipicamente predilige le famiglie in cui sono occupati entrambi i genitori, il vincolo della residenza, che di fatto limitano le tutele per le famiglie».
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