Salviamo il gambero di fiume: i cittadini scendono in campo nel bacino del Ticino
Grazie al progetto ECO4TICINO, esperti e volontari uniscono le forze attraverso la "citizen science". Un percorso formativo teorico e pratico insegna a riconoscere la specie autoctona e a proteggerla dalle minacce ecologiche
Nel bacino del Ticino, il gambero di fiume italiano (Austropotamobius italicus) combatte una dura battaglia per la sopravvivenza. Ridotto a poche popolazioni residue, questo crostaceo autoctono è seriamente minacciato dalla perdita del suo habitat naturale e dalla diffusione di specie alloctone invasive decisamente più competitive. In questo scenario critico, la conoscenza capillare della sua presenza e il monitoraggio costante dello stato di conservazione diventano pilastri fondamentali per la sua salvaguardia. Proprio per rispondere a questa urgenza, all’ambito del progetto ECO4TICINO (parte della più ampia Iniziativa Ticino), è stato lanciato un percorso formativo speciale che ha visto il coinvolgimento diretto di cittadini e volontari.
Il valore della “citizen science” e la formazione teorica
Il contributo della scienza partecipata, o citizen science, si sta rivelando un’arma preziosa per ampliare la capacità di osservazione del territorio, permettendo di individuare rapidamente nuove popolazioni o potenziali situazioni di rischio ecologico. Tuttavia, l’azione dei volontari richiede precisione: il gambero d’acqua dolce italiano può essere infatti facilmente confuso con diverse specie aliene ormai ampiamente diffuse nel bacino del Ticino, come il Faxonius limosus, il Procambarus clarkii (noto come gambero killer) o il Pacifastacus leniusculus.
Per ovviare a questo problema, gli esperti di GRAIA, partner del progetto, hanno strutturato un corso dedicato ai volontari. Durante le lezioni teoriche sono state analizzate nel dettaglio le caratteristiche di tutte le specie presenti sul territorio, fornendo ai partecipanti gli elementi chiave per distinguerle senza margine di errore. A supporto dell’attività, ai futuri monitori sono stati distribuiti un vademecum e una chiave dicotomica, strumenti accessibili a chiunque anche sul sito ufficiale di Iniziativa Ticino.

Dalla teoria alla pratica: le uscite notturne sul campo
Il percorso formativo si è spostato successivamente sul campo con due escursioni pratiche. Prima di immergersi nell’ambiente naturale, gli organizzatori hanno dedicato una cura tassativa alle misure di biosicurezza: tutti gli stivali dei partecipanti sono stati rigorosamente disinfettati con una soluzione di Virkon, una precauzione fondamentale per evitare la diffusione accidentale della “peste del gambero”, una patologia letale per la specie nativa.
Le uscite si sono svolte in orario notturno, momento in cui questi animali escono dai propri rifugi e mostrano la massima attività. Sotto la guida attenta dei biologi di GRAIA, il gruppo ha esplorato un piccolo immissario del Lago Maggiore utilizzando appositi fari. I rari esemplari individuati sono stati prelevati dall’acqua per pochissimi minuti, il tempo strettamente necessario per mostrare ai presenti le caratteristiche morfologiche e spiegare come riconoscere il sesso degli individui, prima di essere immediatamente rilasciati nel torrente. Durante le operazioni, gli esperti hanno illustrato le abitudini comportamentali della specie e le corrette modalità di segnalazione in caso di avvistamento.
Una rete comunitaria a tutela della biodiversità
Grazie a questa esperienza, i volontari hanno potuto toccare con mano il lavoro quotidiano di biologi e tecnici della conservazione, acquisendo gli strumenti operativi per diventare sentinelle attive del territorio.
La raccolta di questi dati territoriali rappresenta un tassello cruciale per mappare e difendere il gambero di fiume italiano. La riuscita sinergia tra scienziati, enti di tutela e cittadini dimostra concretamente come il coinvolgimento attivo della popolazione possa trasformarsi in uno strumento di difesa ambientale straordinariamente efficace per preservare la biodiversità locale.
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