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A Gallarate la via intitolata a Oriana Fallaci, Gnocchi: “È una provocazione politica”

Il consigliere comunale Massimo Gnocchi interviene sulla decisione della Giunta di Gallarate di intitolare a Oriana Fallaci un tratto della pista ciclopedonale davanti alla nuova scuola di via Curtatone.

Oriana Fallaci

Il consigliere comunale Massimo Gnocchi interviene sulla decisione della Giunta di Gallarate di intitolare a Oriana Fallaci un tratto della pista ciclopedonale davanti alla nuova scuola di via Curtatone. Nella lettera critica l’uso politico delle intitolazioni, riflette sui temi dell’integrazione e della libertà religiosa e solleva dubbi sul completamento dei lavori del nuovo edificio scolastico.

La decisione della Giunta di intitolare un tratto di pista ciclopedonale di fronte alla scuola unica di via Curtatone a Oriana Fallaci non mi sorprende. Semmai mi sorprende la pochezza dell’intitolazione in sé, che ritengo misera rispetto alla figura della nota giornalista e scrittrice. Questo, ovviamente, al netto del fatto che, come noto, la mia opinione personale è sempre stata, e continua a essere, che a livello locale le nuove intitolazioni andrebbero indirizzate al ricordo di illustri cittadini gallaratesi. Lo dico da sempre e citai anche alcuni nomi, come l’insostituibile Don Alberto, la stimata professoressa Ebe Piccoli, il compianto, unico e irripetibile vero “re del risotto” Pietro Tenconi.

Ma la politica, si sa, ormai usa le intitolazioni per fare come i cani: marcare il territorio. Ed è un vero peccato, perché le intitolazioni sono importanti e devono avere significati che vadano oltre, anzi, dovrebbero prescindere dalla politica e quindi unire. Lo avevo segnalato in una recente mozione, con la quale chiedevo proprio di mettere dei paletti e stabilire dei principi, ma naturalmente la maggioranza gallaratese ha preferito soprassedere o, meglio, lasciare alla politica e all’appartenenza di parte il metodo di scelta. E dire che, quando partecipai all’inaugurazione del largo dedicato ai Martiri delle Foibe, dove era rappresentato tutto il Consiglio comunale, mi ero illuso che potesse finalmente arrivare una svolta. Mi sbagliavo.

L’intitolazione a Oriana Fallaci, la cui mozione di proposta venne discussa e respinta dal Consiglio il 18 giugno 2015, trova fondamento, nella delibera 146 della Giunta Cassani, in queste parole: valorizzare i concetti di libertà connessi dalla scrittrice alla scuola e alla cultura, ricordando che la stessa affermava che la caratteristica principale di ogni regime autoritario è “l’ignoranza, il disprezzo per la cultura, l’analfabetismo”.

Tutto molto vero e condivisibile, tranne un fatto, gravissimo a mio avviso. La frase esatta, tratta dal best seller “Un uomo” della Fallaci, infatti, è questa: “Insieme a oppressione e sangue, volgarità e cattivo gusto, la caratteristica principale di una dittatura fascista è l’ignoranza, il disprezzo per la cultura, l’analfabetismo”. Lei citava il fascismo, che la Giunta Cassani ha invece taciuto, banalmente generalizzando le sue parole e dimenticando che la Fallaci era stata anche partigiana. Non una cosa banale.

D’altro canto, perché abbiano voluto intitolarle proprio questa “non via” è intuibile. La ragione sta tutta nel testo di quella mozione bocciata oltre dieci anni fa, che conteneva chiari riferimenti alle tesi anti-islamiche della Fallaci che, dopo i fatti dell’11 settembre 2001, affermava che “illudersi che esista un Islam buono ed un Islam cattivo, ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l’Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l’affogar dentro lo stagno, è contro Ragione”. Non solo: sosteneva che questo volesse “distruggere l’Occidente, ossia cancellare i nostri principi, i nostri valori, le nostre tradizioni, la nostra civiltà”.

È evidente il desiderio di provocazione insito in questa intitolazione, per una scuola che ospiterà molti immigrati e che, nonostante venga nascosto, è stata costruita con fondi europei destinati alle periferie disagiate e a garantire alle nuove generazioni di immigrati pari opportunità.

Nel merito, però, la Fallaci aveva ragione o torto? Io credo che i valori occidentali, se forti come li conosciamo dal dopoguerra, siano superiori proprio perché non negano diritti, ma includono anche dei doveri. Per tutti, ovvero anche per noi, non soltanto per alcuni, ovvero gli immigrati. E vietare dei diritti, anche non materiali, imponendo soltanto dei doveri non credo proprio sia la strada giusta per difendere la civiltà occidentale e le sue libertà. Il che significa porgere cristianamente l’altra guancia, ma non entrambe.

La verità è che, se vogliamo difendere le nostre libertà, comprese quelle delle donne, cui la Fallaci era particolarmente legata, non servono, secondo me, posizioni di principio e radicali. Basti ricordare la sua epica presenza a un talk show, ancora visibile sul web, in cui si parlava di aborto e dove sottolineava che la scelta, per quanto sofferta, doveva essere ed era comunque della donna, trovando irrituale che a parlarne fossero in maggioranza uomini.

Servono invece comportamenti rigorosi, aperti, ma non da calabraghe. Un esempio? Il dibattito sulla moschea a Gallarate. Di fatto ne esiste una da più di dieci anni, in via Varese, ma ufficialmente e curiosamente la si è frettolosamente definita “associazione” proprio dopo che il sottoscritto ha presentato un’interrogazione poco più di un anno fa. Prima, foto alla mano, si faceva chiamare moschea e tutti stavano zitti. Ho le fotografie stampate e allegate all’interrogazione.

L’articolo 19 della nostra Costituzione recita testualmente: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. La Costituzione non poteva, a quel tempo, immaginare quali cambiamenti il mondo avrebbe vissuto ottant’anni dopo. Ma ha senso oggi voler fare bella figura fingendo che sia preferibile far credere che non vi sia nessuna moschea, solo per mostrare muscoli politici inutili, quando la verità è diversa e tutti si preoccupano di dire che nessuno si sogna di vietare loro di pregare?

Non è meglio la trasparenza? Sapere che in un certo luogo si prega in comunità, esattamente come in una chiesa e come costituzionalmente previsto, anziché continuare a negare l’evidenza per mera propaganda? La garanzia che quel diritto contempli anche il dovere di comportarsi da semplici fedeli sarebbe evidente a tutti, perché diventerebbe un luogo pubblico, accessibile a tutti e nel rispetto delle regole.

Io sono per questa trasparenza, unica garanzia, a mio avviso, di sicurezza e affermazione tangibile della libertà occidentale come valore assoluto. Dove, per inciso, credo sia doveroso fare una legge che vieti di coprire il viso alle donne e dove non debba nemmeno esistere una discussione sul presepe a Natale nelle scuole, perché queste sono terre di tradizioni cristiane e non è né offensivo né sfrontato celebrarlo. Anzi.

Tornando, e chiudendo, sulla scuola di via Curtatone, la mia prima e vera preoccupazione è che, quando verrà a breve aperta, tutto sia a posto. Lo dovrà essere per le ovvie questioni di sicurezza, sarebbe scandaloso e impensabile il contrario, considerate le responsabilità annesse e visto che ci andranno dei bambini. Su questo, naturalmente, chiederò riscontri oggettivi come consigliere.

Ma non sarà certo tutto a posto nel suo insieme, perché molte parti non saranno ancora completate, come gli esterni, i giardini e, soprattutto, la palestra. E forse anche altro. Bisognava aspettare un po’, perché il ritardo del cantiere è lì da vedere. La smania di tagliare un nastro non può, o meglio non dovrebbe, mai venire prima di queste valutazioni di buonsenso.

Ma questa Giunta si è sempre superata e, anche stavolta, lo ha fatto. E non in senso buono, ovviamente.

Massimo Gnocchi cons ocg

Via Confalonieri, 5

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Pubblicato il 30 Agosto 2026
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