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“Con la fronte alta”: a Somma la storia di Vittorio Petrucci, alpino-partigiano con la Garibaldi in Montenegro

Partito nel 1941 dalla città all'ombra del castello Visconti, finì in Jugoslavia come "occupatore". Dopo l'8 settembre divenne partigiano. Alla Sala Polivalente la presentazione del diario, con contributi inediti

Divisione Garibaldi Montenegro

«Sapevamo che non potevamo vivere in quella terra senza risorse, infestata da bande armate d’ogni genere, rastrellata dai tedeschi in tutti i sensi, popolata da gente a noi terribilmente ostile». All’8 settembre 1943, all’armistizio, Vittorio Petrucci, originario di Somma Lombardo, era in Montenegro.
In quei giorni drammatici scelsero – tra mille interrogativi – di combattere contro i tedeschi, contro il nazifascismo che li aveva trascinati fin lì.

Le parole di Petrucci – dal diario inedito recuperato dal nipote – restituiscono il senso di smarrimento e di abbandono vissuto da migliaia di soldati italiani, lasciati senza ordini in un territorio straniero, e che introducono una vicenda poco conosciuta della Resistenza: quella della Divisione Garibaldi in Montenegro. Formazione nata proprio in quelle condizioni estreme: soldati italiani che, invece di arrendersi ai tedeschi, decisero di unirsi ai partigiani jugoslavi guidati da Tito, pur rimanendo organici al Regio Esercito italiano, fedele all’unico governo legittimo.

Questa storia sarà al centro dell’incontro “Con la fronte alta”, in programma venerdì 24 aprile alle ore 21 nella sala polivalente di via Marconi a Somma Lombardo (biblioteca). L’iniziativa è promossa da Ombre Rosse – Ribelli e Sognatori, con la collaborazione della Fonderia delle Arti, e vedrà la partecipazione del giornalista di VareseNews Roberto Morandi e di Michele Petrucci.

L’appuntamento intreccia memoria storica e racconto personale: accanto alla ricostruzione della vicenda della Divisione Garibaldi, saranno proposti brani del diario di Vittorio Petrucci, la proiezione delle fotografie originali e di un’intervista allo storico Eric Gobetti, che alla vicenda ha dedicato anni di ricerche, un libro e un documentario.

Una storia di Resistenza internazionale

«La storia della Divisione Garibaldi Montenegro va inserita in una vicenda più grande, quella della Resistenza europea, che oggi viene vista sempre più come Resistenza internazionale» spiega Gobetti in apertura d’intervista. Così mentre italiani combattevano in Jugoslavia, gli jugoslavi combattevano nelle formazioni partigiane in Italia, nelle Marche, in Emilia, nelle Langhe, solo per citare alcuni luoghi. Diverse furono le brigate jugoslave con distaccamernti e battaglioni italiani, ma la Garibaldi Montenegro ebbe un carattere particolare. E oggi dunque è «un caso emblematico di un fenomeno generale».

Al centro della serata ci sarà poi la figura di Vittorio Petrucci: il suo diario, oggi recuperato e trascritto, rappresenta una testimonianza diretta di quei mesi. Prima da “okupatore” in Bosnia, Erzegovina e Montenegro con la Divisione Taurinense, poi da partigiano con la Garibaldi.

Accanto alle parole, anche immagini e racconti: Michele Petrucci, nipote del partigiano, presenterà il diario, le rare fotografie (tra cui quella che apre l’articolo) e anche il viaggio compiuto nel 2024 sulle tracce del nonno, ripercorrendo i luoghi della Garibaldi tra Podgorica, Nikšić e Pljevlja, in un percorso che unisce memoria familiare e storia collettiva.

Un racconto che restituisce concretezza a una vicenda spesso rimasta ai margini della narrazione ufficiale e che, ancora oggi, interroga il presente.

La storia della Divisione Garibaldi, infatti, non è solo una pagina militare: è soprattutto una scelta. «Non per contrapposizione ideologica, ma morale al nazifascismo: la percezione che il nazismo e il fascismo avevano trascinato l’Europa in un incubo» dice ancora Gobetti. «Una scelta più umana che ideologica, quindi più comprensibile anche al giorno d’oggi».

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 18 Aprile 2026
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