Amazon lascia Malpensa, la Cub denuncia “dieci anni di lavoro precario al Terminal 2”
Mentre si tratta per ricollocare i quasi duecento addetti, il sindacato di base allarga lo sguardo sul modello di lavoro, dove sono rimasti dominanti i contratti a termine
Lunedì prossimo si chiuderà al Terminal 2 di Malpensa l’attività legata ai voli Amazon, trasferiti sull’aeroporto di Brescia Montichiari. Una decisione che mette fine a una presenza durata circa dieci anni e che riapre il tema dell’occupazione nell’area aeroportuale, in particolare per i lavoratori impiegati da Mle, la società a cui la multinazionale aveva affidato le attività operative.
È proprio sulle condizioni di lavoro costruite in questi anni che si concentra la critica della Cub Trasporti. Secondo il sindacato di base, il servizio per Amazon sarebbe stato garantito «prevalentemente con personale precario e con contratti stagionali», nonostante, sostiene la Cub, l’attività non avesse una reale caratteristica stagionale. Anzi: sono stati proprio gli anni in cui l’e-commerce è diventato elemento strutturale dell’economia globale, Italia compresa.
Il sindacato di base contesta il ricorso ripetuto ai contratti a termine, sottoscritti anche attraverso accordi sindacali con le organizzazioni confederali e Flai, che avrebbero consentito di ampliare in modo significativo la quota di lavoratori temporanei. Il peso dei “determinati” è in effetti quantomai rilevante, circa l’80% della forza lavoro che operava al capannone di fianco all’ingresso al Terminal 2.
«In questi anni al magazzino Amazon al T2 si sono succeduti centinaia di lavoratori», sostiene la Cub Trasporti, ricordando come molti, alla scadenza del contratto, non venissero confermati, mentre altri avrebbero lasciato il posto per le condizioni di impiego. Al centro delle critiche ci sono anche l’organizzazione dei turni, legata alla programmazione dei voli Amazon, e il ricorso a formule contrattuali differenti, dai part-time di sei ore ai contratti a chiamata e all’apprendistato.
Secondo i dati indicati dal sindacato, confermerebbe il forte peso dei contratti precari: su un organico Mle di oltre 750 dipendenti sarebbero più di 200 i lavoratori precari, molti dei quali impiegati proprio nelle attività del Terminal 2 (siamo sui 180 determinati, su poco meno di 200 lavoratori e lavoratrici). È su questa fascia di occupati che, secondo la Cub, rischiano di concentrarsi le conseguenze più pesanti della chiusura dell’attività Amazon a Malpensa.
L’incontro in Regione: “Non è emerse nessun impegno concreto”
Dal canto suo, la Cub – dopo l’incontro sul finire di agosto con Mle – comunque riconosce che la perdita dell’appalto Amazon non dovrebbe comportare l’avvio di procedure di espulsione del personale. Mle avrebbe preannunciato alcuni assestamenti organizzativi e possibili spostamenti interni, precisando però che questi non dovrebbero tradursi in esuberi per i lavoratori coinvolti nel confronto (nel frattempo è già stata accolta una richiesta di trasferimento a Linate).
La vertenza è arrivata anche sul tavolo di Regione Lombardia. A un primo incontro dedicato alla situazione Amazon non hanno partecipato la Cub Trasporti e altre organizzazioni sindacali di base.
Se la Uil, insieme alle altre sigle confederali, guarda con ottimismo alla disponibilità di ricollocazione che viene da Mle, la valutazione della Cub sull’esito del confronto è negativa, sostenendo che «nessun impegno concreto delle aziende sia arrivato».
La critica riguarda più in generale il ruolo delle istituzioni di fronte alle scelte delle multinazionali. Per la Cub non sarebbe sufficiente cercare nuove opportunità occupazionali per i lavoratori coinvolti, soprattutto se destinate a tradursi ancora una volta in posti precari. Il sindacato chiede invece che vengano posti vincoli e garanzie più precise alle aziende coinvolte nella riorganizzazione.
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