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No del Riesame, Caianiello resta in carcere

I giudici hanno respinto la richiesta del legale. L'ex-numero uno di Forza Italia nel Varesotto, considerato il collettore della corruzione in provincia e non solo, ora intende farsi interrogare

forza italia varese

Nino Caianiello, uno dei prinicipali indagati nell’inchiesta Mensa dei Poveri, resta in carcere. Il tribunale del Riesame ha confermato la misura cautelare e ha respinto la richiesta del legale Tiberio Massironi che aveva puntato su due fattori: il primo era la contestazione della titolarità della Procura di Milano dell’inchiesta in quanto molti reati contestati sarebbero stati commessi a Gallarate e Busto Arsizio e non a Milano, mentre il secondo punto era l’inutilizzabilità di molte intercettazioni.

Entrambe le eccezioni sono state respinte e i giudici hanno ritenuto la sussistenza delle condizioni per tenerlo in carcere.

Caianiello, infatti, è considerato il capo dell’associazione a delinquere della parte varesotta dell’inchiesta ma molti elementi, tra questi il pizzino trovato nel suo portafoglio in cui si parla dei 10 mila euro di D’Alfonso al candidato forzista Tatarella, lo legano fortemente anche all’associazione a delinquere al cui vertice c’era l’imprenditore Daniele D’Alfonso della Ecol Service, uomo di fiducia dei clan di ‘ndrangheta legati ai Molluso.

Si attende di conoscere se e quando gli inquirenti sentiranno il mullah che aveva espresso la volontà di farsi interrogare.

L’indagine aveva portato a 43 misure cautelari e circa 100 indagati.

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Pubblicato il 03 Giugno 2019
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