Regione conferma Trenord fino al 2030. “Ma una gara d’appalto farebbe bene a tutti”

In consiglio regionale l'assessore Claudia Maria Terzi conferma l'intenzione di affidare per dieci anni il servizio alla società di cui è, indirettamente, socia. Dalle opposizioni critiche e proposte alternative

I lavori nella stazione FS di Busto Arsizio

Avanti con il rinnovo per Trenord, per altri dieci anni. È la posizione ribadita in Consiglio regionale dall’assessore Claudia Maria Terzi. Una linea già tracciata nei giorni scorsi, quando Terzi aveva tacciato di «demagogia» chi ipotizzava una gara per l’affidamento del servizio, tenendo delle specificità che richiede l’ingresso nel mercato ferroviario.

«Non esistono in Italia soggetti sufficientemente strutturati in grado di subentrare a Trenord nella gestione di un servizio complesso come quello lombardo, nemmeno nell’ipotetico caso di una suddivisione in lotti» aveva argomentato Terzi. «Ricordo che nemmeno Trenitalia potrebbe partecipare in quanto strettamente legata a Trenord di cui possiede il 50%. Le gare pro forma non servono a nessuno. Non è nemmeno certo che vi siano imprese ferroviarie estere concretamente interessate».

Critiche sono venute invece dai banchi dell’opposizione. «Indire una gara avrebbe indubbi benefici per i cittadini, per l’imprenditoria italiana e per la stessa Trenord. I cittadini godrebbero di un servizio più efficiente, dovuto ad una maggiore concorrenza tra operatori» ha detto Patrizia Baffi, Consigliere regionale di Italia Viva. «L’imprenditoria italiana se ne gioverebbe: la storia recente dimostra che, quando vengono bandite gare veramente aperte, nascono nuovi operatori competitivi, come avvenne con Italo Treno (ai tempi della liberalizzazione delle tratte ad Alta Velocità) e con ArenaWays (poi fallita per colpa delle politiche anticoncorrenziali di Rete Ferroviaria Italiana). E infine la stessa Trenord trarrebbe beneficio da una gara: dovendo affrontare nuovi concorrenti, essa dovrebbe migliorare la sua offerta attuale».

Nell’eventualità che si vada avanti, Italia Viva ha anche chiesto che venga aperta una riflessione sulla durata del rinnovo, oggi prevista in un decennio: «I sei anni ipotizzati dal contratto di servizio ancora in vigore paiono sufficienti a garantire robusti investimenti sul materiale rotabile».

L’assessore Terzi in aula ha anche polemizzato sulle risorse rivolte alla Lombardia, che in effetti è la Regione che “produce” più treno, cioè che ha più corse in orario: «La Lombardia è la Regione che investe di più nel trasporto pubblico locale. E più volte negli anni siamo intervenuti per sopperire ai tagli dei Governi, tant’è che il sistema sarebbe già imploso nel 2016 se non fosse intervenuta la Regione rimediando alle gravi mancanze dello Stato centrale. La Lombardia muove quasi il 24% dei passeggeri a livello nazionale ma ottiene risorse solo per il 17%».

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 14 Gennaio 2020
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