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Niente accordo, sull’ospedale unico non si trova unanimità

Dal consiglio comunale doveva uscire una proposta unitaria, per far sentire la voce della città. Ma alla fine sono rimaste le divergenze sul percorso e il modo di garantire il recupero dell'area dell'attuale ospedale

Generico 2018

Se questo è il modo con cui la città si muoverà sulla partita del futuro ospedale unico, non c’è da stare allegri: perché in consiglio comunale, dopo tanti sforzi, non si è riusciti a trovare unità sul percorso verso il nuovo ospedale e sulla riqualificazione dell’area dell’esistente.

Questo era il tema al centro del dibattito nella seduta di giovedì sera. Con una mozione delle minoranze che alla fine non è passata, avendo solo dodici voti contro i tredici della (ormai risicata) maggioranza.

All’inizio sembrava che una «mediazione» fosse possibile, era già stata data quasi per certa, ma poi è saltato tutto. Nodo del contendere, se il futuro percorso debba essere definito da «un accordo unico o due percorsi distinti».

Le minoranze – che ormai comprendono centrosinistra, civici, dissidenti del centrodestra – sostenevano la necessità di un accordo unico, che faccia sì che «la costruzione dell’ospedale unico sia subordinata a un concreto progetto di riutilizzo della struttura esistente, almeno in parte con risorse regionali», per evitare il rischio-Legnano. Insomma: prima la Regione dà una prospettiva per evitare l’abbandono dell’area (centralissima) dell’attuale ospedale, poi si può parlare di ospedale unico.

L’approccio della fermezza non convince il centrodestra, che invece è convinto che sia meglio il percorso su due linee, vale a dire un accordo di programma per l’ospedale nuovo e uno – o due – per il recupero delle aree degli odierni ospedali di Busto e Gallarate. «Mi spiace perché ero tra quelli che voleva si uscisse con qualcosa di condiviso e all’unanimità» ha replicato il sindaco Andrea Cassani. «Evidentemente non vi fidate del sottoscritto e di Regione Lombardia. Ma non è che votando la mozione si diano degli input ferrei: Regione Lombardia potrebbe anche fare l’ospedale senza coinvolgerci e invece vuole coinvolgerci».

L’ultimo appello per la ricerca di un accordo è stato di Rocco Longobardi, Gallarate 9.9: «Si è detto in commissione capigruppo che “non si può imporre alla regione”, noi diciamo invece che dobbiamo farci sentire, discutendo senza lo scontro, dobbiamo mediare per riuscire ad ottenere per la nostra città di Gallarate una importante compensazione, perché perdere l’ospedale è una danno per la città incalcolabile».

Alla rottura si è arrivati dopo una pausa di un buon tre quarti d’ora, estremo tentativo di trovare un accordo formale a fronte di un approccio che, come detto, è in realtà abbastanza inconciliabile: non si discuteva di singole parole da mettere o togliere nel testo ma di una questione considerata sostanziale. A quel punto, saltato l’accordo, dal dibattito ponderato si è tornati un po’ al “classico” scontro frontale tra maggioranza e opposizione, forse reso ancor più acceso proprio dalla quasi parità del consiglio (12 a 13).

Tra i consiglieri di centrodestra ormai lontani dalla maggioranza c’è Luca Carabelli, Libertà per Gallarate, che ha replicato a Cassani: «Non è questione di fiducia: il territorio ha il diritto di esprimere la necessità di salvaguardare le aree». «Rammarico» esprime Germano Dall’Igna, capogruppo di Forza Italia, mentre va allo scontro Giuseppe De Bernardi Martignoni:  «L’opposizione ha preso una posizione molto ideologica, dettata da un input del Pd regionale, è campagna elettorale». Dalle file della Lega Stefano Deligios ha criticato le minoranze per essersi impuntate su un «tecnicismo», quello del singolo accordo di programma, e invece ha ribadito la fiducia che il futuro dell’ospedale in centro possa essere risolto appunto con un accordo a parte sul piano strettamente urbanistico.

 

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 14 Febbraio 2020
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