L’appello dei metalmeccanici milanesi: chiudete le fabbriche

Fiom, Fim e Uilm chiedono la chiusura immediata degli stabilimenti, l'utilizzo della cassa integrazione speciale “Emergenza Covid 19” per sospendere l'attività produttiva per nove settimane e in caso di contagi chiederanno il risarcimento del danno

lavoro generiche

Da sempre, almeno da quando esiste il sindacato, le richieste e le decisioni della categoria dei metalmeccanici hanno un peso specifico diverso rispetto alle altre e tendono a influenzare le scelte della politica. La voce delle tute blu conta più delle altre, soprattutto nelle situazioni di crisi, perché va a impattare su un comparto, quello metalmeccanico, che ha ancora un posto di rilievo nell’economia italiana, soprattutto in quella del nord del Paese.

Da quando è iniziata la crisi causata dal Coronavirus, la voce di Fiom, Fim e Uilm  si è levata più volte per affermare il primato della salute dei lavoratori su quello dell’economia. A una settimana dalla sua sottoscrizione, il protocollo firmato dal governo e dalle parti sociali per definire le misure per evitare il contagio da Covid -19  nei luoghi di lavoro, visto l’avanzare dell’epidemia e i numeri del contagio, appare superato nei fatti.

Ora, dalle segreterie milanesi di Fiom, Fim e Uilm, arriva una richiesta a Governo e Confindustria che non lascia margini di replica: sospendete subito le attività produttive, per salvaguardare la vita delle lavoratrici e dei lavoratori e ridurre le possibilità di contagio.

Secondo Christian Gambarelli, segretario generale Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano,  e Vittorio Sarti, segretario generale Uilm Milano, Monza e Brianza, il segnale che il momento sia arrivato è il forte aumento dei contagi avvenuto nelle ultime ore a Milano, così come nel resto della Lombardia. «È evidente che le misure intraprese fino ad oggi per contenerlo – dichiarano in una nota stampa congiunta- sono state insufficienti e che senza interventi drastici il Covid 19 continuerà la sua corsa. Non a caso la Cina, uno dei colossi economici mondiali, al dilagare del virus ha imposto immediatamente il fermo di tutte le attività sociali ed economiche a Whuan e nello Hubei, regione del focolaio dove oggi non si registrano più vittime. In una situazione drammatica come questa non è possibile che le imprese italiane pensino di salvaguardare l’attività economica senza tener conto della loro responsabilità sociale».

Il sindacato lancia dunque un appello a tutte le imprese metalmeccaniche affinché fermino le attività produttive che non costituiscono servizi essenziali dal momento che «nella maggior parte delle fabbriche si registra un altissimo tasso di lavoratori assenti per malattia, molti dei quali potrebbero essere, potenzialmente, casi di coronavirus».

Il decreto “Cura Italia” ha messo a disposizione delle aziende uno strumento, la cassa integrazione speciale “Emergenza Covid 19”, che può essere utilizzata immediatamente per sospendere l’attività produttiva per nove settimane, per la quale le aziende non devono neppure pagare il contributo addizionale.  «È bene ricordare – conclude la nota del sindacato – che l’art. 2087 del codice civile impone alle aziende di adottare tutte le misure necessarie alla tutela della salute dei lavoratori. Il contagio da Covid-19 è un rischio biologico prevedibile e la valutazione di tale rischio e le misure intraprese devono essere inserite nel DVR come previsto dal d.lgs 81/08: nel caso in cui si riscontrassero contagi di lavoratori riconducibili ad inadempienze delle aziende, procederemo in sede civile e penale per ottenere il risarcimento del danno».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 21 Marzo 2020
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