Le residenze per anziani abbandonate a se stesse: “Ats Insubria ci consideri”

Il presidente di Uneba parla della difficile situazione delle case di riposo per anziani. Chiede indicazioni chiare e protocolli condivisi. Oltre al materiale di protezione

Generico 2018

« Chiediamo una cabina di regia che ci aiuti ad affrontare questa emergenza. Indicazioni chiare e protocolli da rispettare. Non semplici email inoltrate da Regione».

È davvero difficile la situazione nelle RSA lombarde, le comunità più fragili, anziani spesso non autosufficienti e con patologie che li rendono ancora più a rischio. Il dottor Marco Petrillo, Presidente di Uneba, l’associazione che raduna 42 delle case di riposo del Varesotto, chiede risposte certe all’ente preposto: ATS Insubria.

« Ciò che riceviamo sono le delibere regionale, email inoltrate che ci dicono cosa ma non come. Ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Solo recentemente abbiamo ricevuto una piccola dotazione di mascherine. Ben vengano, certo, ma abbiamo bisogno con urgenza di dispositivi di protezione di secondo livello. Chiediamo una regia per acquisti solidali di mascherine di alta protezione quasi introvabili: occhiali, camici. Sappiamo che inizialmente sono stati requisiti in favore degli ospedali. Ma le nostre RSA sono presidi da tutelare e occorre un secondo circuito prioritario».

Ciò che più è frustrante è la mancanza di guida: «Ricordiamo che le nostre case hanno chiuso già lo scorso 5 marzo lasciando fuori i parenti. Chi è stato lungimirante si è mosso per accaparrarsi subito il materiale necessario. Ma se la situazione si dovesse protrarre avranno tutti bisogno di assistenza».

Le case di riposo lombarde sono luoghi delicati: « Sono in sofferenza soprattutto nel sud della provincia – commenta il presidente Petrillo – C’è qualche situazione preoccupante che monitoriamo con particolare attenzione. Devo dire che il personale è abituato a lavorare per tutelare gli ospiti ma abbiamo bisogno urgentemente materiale oltre che un canale continuo e protocolli di lavoro d’intesa con le aziende ospedaliere da attivare quando si evidenzia un caso. L’Ats di Brescia lo ha già fatto. Chiediamo che si proceda anche nel nostro territorio con Ats Insubria. Chiediamo, poi, che i pronto soccorso non respingano i nostri pazienti che arrivano con le ambulanze. Le RSA sono disposte a fare la propria parte ma abbiamo bisogno di canali precisi e chiari, protocolli condivisi e rapporti diretti con gli ospedali».
Le richieste sono state presentate in Ats Insubria e alla Commissione sanità della Regione. Sono al vaglio, ma il tempo stringe e l’esigenze diventano pressanti. In alcune realtà più di altre.

In tutta la Lombardia le residenze per gli anziani sono un tema rovente: « Come Liuc abbiamo un osservatorio che coinvolge 270 realtà in tutte le province – spiega il dottor Antonio Sebastiano che è direttore dell’osservatorio RSA della Liuc Business School – Sono tutti centri con profesionisti che sanno lavorare a protezione degli ospiti. Ma ci sono criticità enormi a iniziare dalla mancanza di dispositivi di protezione individuali sino alla carenza di personale perché molti hanno chiesto permessi. La paura è tanta e questo clima di tensione crea ulteriore difficoltà. C’è poi il tema dei tamponi: perché è difficile ottenerli per gli ospiti sintomatici e gli operatori? In queste realtà, più di altre situazioni, l’esigenza di avere una fotografia precisa delle condizioni è determinante».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 24 Marzo 2020
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