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Un sorriso ripaga ogni singolo sforzo

Sveva Luraschi lavora in rianimazione all'ospedale di Varese. Racconta la sua attività, le sue emozioni, le relazioni con i pazienti. Escono affreschi di profonda umanità

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Sabato mattina. È una bella giornata fuori, lo vedi anche da qui. Il sole si fa strada prepotente tra i ventilatori della coronaria, ti scalda la schiena già madida di sudore e crea giochi di luce tra le tende di plastica spessa.

Il respiro si sta facendo più pesante, affaticato dalla carenza di ossigeno qui sotto, l’odore acre di disinfettante sta diventando insopportabile, la candeggina rimasta impigliata tra le pieghe della visiera inizia a bruciare gli occhi, un po’ disabituati a tanta luminosità.

Sei rimasta sola dentro la linea rossa. Dai un ultimo sguardo a tutto, pazienti, pompe, monitor.
Tutto deve essere in ordine prima di uscire, poi finalmente potrai svestirti di quella tuta pesante, bere un sorso d’acqua fresca e soprattutto respirare, respirare di nuovo a pieni polmoni.

Un ultimo sguardo, ma non è tutto in ordine; eccola lì, fa capolino da dietro la tenda, tra lo sbuffare dell’ossigeno e il ticchettio del monitoraggio: l’unica paziente sveglia della terapia intensiva ti guarda, ma non è serena.

Sei diventata brava a leggerli i volti.
Ti avvicini, cerchi di capire cosa non va.
Le chiedi se ha dolore, scuote la testa.
Le chiedi se ha bisogno di qualcosa, scuote di nuovo.

Distoglie lo sguardo ma tu non ti dai per vinta, sai che non uscirai da lì finché non l’avrai aiutata. Le prendi la mano e la stringi forte, sperando di vincere la distanza di pelle, e strati di guanti, che vi separa. Finalmente si volta e torna a guardarti: occhi negli occhi, visiera ed occhi. E anche attraverso la plastica appannata e rovinata dall’usura, lo distingui chiaramente il velo di lacrime, stanchezza e fatica nei suoi.

La stringi più forte quella mano, non la molli: “Dai, che ne veniamo fuori. Sei stata bravissima. Guarda, stai respirando tutta da sola. Sei ad un passo da uscire da qui. Devi solo continuare così”.

Chiude gli occhi e fa un mezzo sospiro, quando li riapre le lacrime non ci sono più. Siamo diventate brave a cacciarle indietro. “Ora prova a farmi un bel sorriso, da brava, così…”. Sorrido io e sorride lei.
E quel sorriso sdentato, affaticato, inaspettato, ripaga ogni singolo sforzo.

Anche oggi la giornata te la sei guadagnata, mi dico.
Ora è tutto in ordine, puoi uscire a respirare un po’ anche tu.

Sveva Luraschi lavora in rianimazione all’ospedale di Varese

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Pubblicato il 05 Aprile 2020
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