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Platano tagliato, il sindaco: “intervento trasparente e necessario”

Emilio Aliverti risponde alle minoranze con un lungo documenti. E a Marino dice: “Guardi a Cardano”

Abbattimento platani Orago

Riceviamo e pubblichiamo

 

Dell’amministrazione della cosa pubblica.
Dopo le violente polemiche scatenate sulla piazza virtuale, molte delle quali mi hanno profondamente
amareggiato per le falsità espresse, ritengo opportuno fare chiarezza e ricostruire in maniera corretta i
fatti.
La realizzazione del percorso ciclopedonale lungo la via Milano (di cui si parla ormai dal lontano 2008) era
nel programma elettorale di tutte le liste che si sono presentate alle scorse elezioni con lo scopo di tutelare
la sicurezza dei cittadini che raggiungono la stazione (o che più in generale si spostano lungo la via Milano).
Il progetto del 2010 dell’Amministrazione Ginelli è stato rivisto, dopo accurata analisi costi-benefici e
numerosi incontri tra progettisti, ufficio tecnico e tecnici RFI finalizzati a verificare il rispetto delle
normative in particolare in materia di sicurezza, che, come saprete, sono in continua evoluzione e in
particolare negli ultimi anni, anche a causa dei recenti disastri che hanno coinvolto proprio le ferrovie e i
ponti.
Partiamo dall’obiettivo del progetto, perché visione e obiettivo devono sempre essere ben chiari: garantire
la tutela della mobilità dolce, realizzare una infrastruttura a costi ragionevoli e duratura, valutare
l’interferenza e l’impatto della struttura con l’ambiente circostante.
Ho ripetuto innumerevoli volte che quel filare, e non “viale iconico” (cosa vorrà mai dire?), su quella riva,
a bordo strada e a meno di 10m dalla linea ferroviaria, non ci doveva essere. Violava la normativa vigente
e costituiva pericolo potenziale anche molto grave, come ci ha ribadito- nero su bianco – RFI in un verbale
del marzo 2020.
Ciò detto, mettiamo in ordine tempi e fatti, poiché la storia che l’opposizione all’unisono sta raccontando,
ovvero che abbiamo agito nell’ombra, con scarsa trasparenza e soprattutto violando leggi, norme e
regolamenti, è una colossale mistificazione – atta, a mio parere, o a coprire la loro inerzia e totale assenza
di proposta o l’incapacità e la scarsa competenza e conoscenza delle regole amministrative.
Il 29 Novembre 2019 la mia Giunta approvava la variante del progetto (sintesi degli incontri dei mesi
precedenti tra i vari tecnici) che prevedeva il totale abbattimento del filare.

La delibera viene pubblicata sul sito del comune l’11 dicembre 2019 e i capigruppo ricevono informazioni
specifiche. Questo perché è loro dovere vigilare e controllare l’operato dell’amministrazione – come
impone la trasparenza amministrativa.
Tale delibera è l’atto politico che determina le azioni tecniche conseguenti, quali ad esempio l’incarico per
l’abbattimento (la determina del funzionario).
Alle delibere di giunta chiunque può fare ricorso entro 60gg al TAR ed entro 120gg al Presidente della
Repubblica.
Nel caso in oggetto, tali termini sono tutti ampiamente scaduti, senza che nessuno di coloro che fosse
titolato a farlo abbia detto nulla.
L’assetto democratico, lo statuto e i regolamenti del nostro comune offrono ulteriori strumenti alle
opposizioni, ovvero la convocazione di consigli comunali straordinari oppure la richiesta di convocazione
della consulta ambiente e territorio. Nulla di tutto ciò è mai avvenuto… o meglio, qualcosa è successo…
A febbraio una delle due liste di opposizione si “accorge” della delibera di novembre (alla faccia della
capacità di vigilare attentamente e di intervento rapido) e organizza una serie di gazebo, il cui scopo ed
esito (petizioni, raccolta firme, presentazione di mozioni, interrogazioni, definizione di presunti progetti
alternativi) non è dato sapere poiché, a parte qualche comparsata sui giornali, non ha prodotto né
formalizzato nulla di concreto.
Dopo due settimane, immagino di profonda riflessione, anche esponenti della lista del PD (altra lista di
opposizione) dichiarano di costituire il comitato 33 platani a difesa degli stessi. Anche in questo caso, a
parte le dichiarazioni online e a mezzo stampa, nulla di concreto si deve registrare… o meglio…
Viene recapitata a questo ente la richiesta di inserimento del filare (confuso come viale iconico) nel
patrimonio monumentale, ai sensi della legge regionale n 10 del 14.01.2013 art 7. Nobile iniziativa, peccato
che requisito imprescindibile per tale classificazione, per i platani in particolare, sia quella di avere un
diametro di almeno 4m, misurato ad 1.3m di altezza. È evidente a tutti che NESSUNO di quei platani aveva
tali caratteristiche e dunque la richiesta presentata, a parte autoassolvere i presentatori dall’accusa di
immobilità, inerzia e inefficienza aveva l’unico scopo di poter essere sbandierata al momento opportuno.
In verità, per rimettere i fatti ancora di più al loro giusto posto e fare appello alla memoria della nostra
comunità, forse un platano meritorio di tale classificazione c’è stato.
Era il platano numero 36. Quello più vicino al parcheggio della stazione, abbattuto nottetempo assieme a
due sui fratelli meno sviluppati, nel lontano 2015 (qui l’articolo dove gli alberi abbattuti indicati sono due,
uno forse dimenticato (o https://www.varesenews.it/2015/12/manutenzione-straordinaria-per-i-platani-di-viamilano/466499/)

Chi fu l’autore di tale “mini-scempio”? Colui che, agitandosi come un ossesso, urla e accusa persone che
non hanno nulla da rimproverare alla loro azione amministrativa lineare e veritiera, violando un cantiere
il cui accesso era interdetto per motivi di sicurezza, non indossando alcuna mascherina – pessimo esempio
tipico della casta – percuotendo un tronco e insultando persino gli elettori di Jerago con Orago.
Esempio classico di trasformismo ambientalista, populista e politico di chi cinque anni fa ha condiviso in
giunta ogni scelta e rispettato le indicazioni di RFI proprio in materia di sicurezza abbattendo quei 3 platani
3
(ripeto, di notte e dandone pubblicità solo a cose fatte) ed ora viene a raccontare la favola del mago
“benaltrista” per cui altro si poteva fare per ottemperare alle medesime richieste RFI del 2020.
Buttare in politica una scelta dettata da esigenze di sicurezza e di realizzazione di una infrastruttura
necessaria ed indispensabile, manifesta una becera strumentalizzazione ad indirizzo variabile persino con
la presenza ai gazebo di parlamentari e consiglieri provinciali pronti a sostenere la causa ambientalista.
Mi domando e vi domando dove fossero il nostro accalorato consigliere comunale e i suo sodali di partito
quando, in un comune del gallaratese, dove quel partito è maggioranza di governo, è accaduto quanto
documenta la foto sotto riportata: non entro nel merito della scelta, sottolineo semplicemente il
doppiopesismo e la credibilità di urla, invettive e accuse rabbiose lontane anni-luce dal sereno dibattito
che questo paese si merita e palese segno dell’inadeguatezza dello stesso al ruolo di sindaco documentato
con video diffusi sui social.

Torniamo ai fatti…
Approvata la delibera, scaduti i termini per eventuali ricorsi, l’amministrazione durante il lock-down
certamente non si è adagiata sul comodo divano di casa e nemmeno è sparita per tre mesi, come hanno
fatto tutte le opposizioni, che mai in queste settimane hanno contribuito attivamente al supporto alla
cittadinanza, né contattando il sottoscritto né le associazioni e i volontari impegnati a cui vanno i miei
infiniti ringraziamenti – se non le solite critiche bartaliane all’insegna del “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da
rifare”. Abbiamo organizzato sopralluoghi per completare l’iter burocratico necessario all’avvio dei
cantieri.
È stata fatta la regolare gara di affidamento, assegnando ad una ditta di primissimo livello la realizzazione
dell’intervento. L’ultimo atto è la determina di affidamento, a cui segue l’avvio dei lavori.
Fa specie sentirci accusare di “inefficienza e scarsa trasparenza” quando tutto è stato fatto rispettando la
normativa vigente ed assicurando a chiunque tutti gli strumenti per eventuali interventi contrari, ammessi
in democrazia e che comprendiamo perfettamente (ma che evidentemente bisogna saper utilizzare.

Comprendiamo la posizione anche fortemente e appassionatamente critica dei cittadini contrari, tuttavia
sono ben conscio di quanto sia gravoso amministrare e dunque decidere per il bene della comunità e non
mi stancherò di ripetere che lo scopo della realizzazione di questa infrastruttura è la sicurezza integrata
dei cittadini di Jerago con Orago che percorrono la via Milano, ma anche la via Galilei, per recarsi in stazione
o spostarsi sul territorio lungo un asse viabilistico così importante.
Se qualcuno è in grado di garantire, nero su bianco, che quelle piante non sarebbero state mai pericolose
(nonostante eventuali potature invasive e quinti potenzialmente dannose sotto il profilo fito-sanitario)
vada a sostenerlo davanti a RFI e vorrei mai, davanti alla magistratura inquirente e giudicante in caso di
disastro, ascrivibile, in questo caso specifico, soltanto al sottoscritto.
Ai numerosi social-ingegneri strutturisti che ora prevedono il tracollo della riva, ricordo che la vegetazione
presente sulla stessa oggi è fitta e paragonabile a quella della riva opposta o della riva di via Galilei/via
Gioberti. Sono anche queste a rischio crollo, non avendo platani presenti? Aggiungo che il progetto del
marciapiede, realizzato da un importante studio di ingegneria di Varese prevede la posa del manufatto su
micropali che dunque garantiranno ulteriore sicurezza e stabilità all’intero sistema.
Ultima accusa ricevuta è quella di aver ignorato una diffida di Legambiente, sempre presente sui temi
ambientali e il cui operato è certamente meritorio. Evidentemente poco e male informata dai consiglieri
della locale sezione PD, l’associazione ha inviato il documento, ininfluente sotto il profilo legale, ma che
comunque avrebbe costituito un interessante elemento di discussione nelle sedi competenti come
consulta, consiglio, assemblea pubblica e persino con RFI, solo alle ore 18:10 del 28 maggio, ad
abbattimento praticamente concluso e dunque con efficacia pari a zero.
Ripeto, la decisione politica è stata presa ufficialmente il 29 novembre 2019. Da lì in avanti ogni giorno
sarebbe stato utile e adeguato per qualsiasi azione di confronto e di contrasto, mai pervenuta a causa della
inerzia amministrativa delle opposizioni che hanno preferito fare confusione sui giornali, invece di
confrontarsi e utilizzare gli strumenti democratici in loro possesso.
Stesso discorso per i millantati progetti alternativi (due, tre o forse quatto). Nessuno mai presentato,
nessuno mai seriamente affrontato né analizzato sotto il profilo della sostenibilità, dell’impatto viabilistico,
della economicità e persino (penso alla fumosa asserita soluzione di via Crispi) alla utilità per i cittadini di
Jerago con Orago perché realizzata per tre quarti su territorio di Cavaria con Premezzo.
Siamo abituati alle posizioni dogmatiche e pregiudizievoli in particolare del PD. Le abbiamo vissute per 10
anni di opposizione ad interventi strategici come il centro polifunzionale Aldo e Cele Daccò o il centro
natatorio accusato di devastare l’ultimo polmone verde del nostro comune e meritevole di un comitato
no-piscina in cui non meraviglia trovare tanta affinità di sostenitori con il comitato 33 platani.
Il nostro territorio ha oltre la metà della superficie in stato di naturalità. Il PGT in vigore dal 2013 sancisce
ancora una volta inviolabilità dei nostri boschi. È vero tuttavia che Orago, per ragioni legate alla grande
infrastrutturazione del nostro territorio, riconosce un notevole consumo di suolo e necessita quindi di
interventi di tutela. Abbiamo iniziato con il Parco Daccò, piantumando oltre 80 alberi, abbiamo tutelato il
bosco a fianco del cimitero da mire speculative o dalla richiesta scellerata di convertirlo in un parcheggio
e abbiamo già individuato aree dove provvedere a nuove ed importanti piantumazioni e i fondi per
realizzarle nei prossimi mesi.

Continuiamo a lavorare rispettando il programma e le leggi in maniera coerente, forti del senso di
responsabilità che ci caratterizza e del consenso che mi è stato manifestato anche in questa occasione, in
particolare dai cittadini residenti.
A breve ripartirà il cantiere 2iReteGas, per il quale proprio RFI ha richiesto ulteriori interventi all’impresa.
La strada sarà finalmente ripristinata e messa nelle condizioni che merita, pronta ad accogliere l’avvio della
realizzazione dello “storico” marciapiede.
Allego infine una bellissima foto storica della nostra via Milano degli anni 50 e del suo ultracentenario
ponte ferroviario.

Continuiamo a lavorare rispettando il programma e le leggi in maniera coerente, forti del senso di
responsabilità che ci caratterizza e del consenso che mi è stato manifestato anche in questa occasione, in
particolare dai cittadini residenti.
A breve ripartirà il cantiere 2iReteGas, per il quale proprio RFI ha richiesto ulteriori interventi all’impresa.
La strada sarà finalmente ripristinata e messa nelle condizioni che merita, pronta ad accogliere l’avvio della
realizzazione dello “storico” marciapiede.
Allego infine una bellissima foto storica della nostra via Milano degli anni 50 e del suo ultracentenario
ponte ferroviario.

Grazie per il tempo che avete dedicato a questa lettura.
Jerago con Orago, 30 maggio 2020
dott. Emilio Aliverti
Sindaco di Jerago con Orago

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 Maggio 2020
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