Giovanditti, tre buoni motivi per dirigere la Pro Patria: “La responsabilità, i legami, i ragazzi biancoblu”
Il nuovo ds si è insediato in via Ca' Bianca: "Non alimento false speranze di ripescaggio. Prima della squadra penso alla struttura". Zama: "Giovanni sa fare le scelte giuste"
È iniziata ufficialmente oggi – sabato 13 giugno – l’era di Giovanni Giovanditti come nuovo direttore sportivo della prima squadra della Pro Patria, promosso dopo l’eccellente lavoro svolto nel settore giovanile biancoblù. La presentazione si è svolta in una conferenza stampa, aperta dall’intervento dell’avvocato Rosanna Zema, che ha spiegato la scelta del nuovo operatore di mercato.
«Siamo consapevoli che questo è un momento in cui non servono più solo le idee o le intenzioni. Contano il lavoro, la capacità e la lucidità di fare le scelte giuste», ha dichiarato Zema. «Giovanditti questa capacità l’ha dimostrata sul campo. Mentre la prima squadra viveva una stagione difficilissima culminata con la retrocessione, lui e il suo staff hanno saputo mantenere equilibrio, concentrazione e lucidità, portando la Primavera alla vittoria del campionato e dello Scudetto di categoria».
Zema ha poi sottolineato come l’età anagrafica non debba trarre in inganno. «Non è un direttore sportivo giovane, ma un direttore sportivo che ha iniziato prima degli altri. Ha saputo fare scelte strategiche importanti per la sua carriera, capendo presto che il suo futuro non era in campo ma nell’organizzazione e nella gestione».
Prima di lasciare spazio alle domande, l’avvocato ha ribadito che non avrebbe affrontato temi legati al passaggio societario. «Per quanto riguarda società e closing, fate un atto di fede. Tenete pronti i vostri taccuini perché a breve avrete soddisfazione».
Il ringraziamento a Turotti e la scelta
Nel suo primo intervento da direttore sportivo, Giovanditti ha voluto innanzitutto ringraziare il predecessore Sandro Turotti che dal 30 giugno saluterà Busto dopo 11 anni: «Se oggi sono qui è anche grazie a Sandro Turotti. Due anni fa mi ha chiamato, mi ha affidato il settore giovanile e mi ha lasciato lavorare con piena autonomia. Mi ha dato la possibilità di dimostrare il mio valore e per questo lo ringrazio pubblicamente».
Il nuovo ds ha poi spiegato le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare l’incarico: «Ci sono tre motivi principali. Il primo è il senso di responsabilità verso la proprietà e verso chi mi ha dato fiducia. Il secondo è il legame che ho con questa società: sono arrivato qui quindici anni fa da ragazzo del settore giovanile e conosco perfettamente questa piazza. Il terzo riguarda tutti i ragazzi e le famiglie del vivaio, che considero vittime innocenti delle difficoltà vissute negli ultimi anni».
«La Pro Patria deve stare tra i professionisti»
Tra i passaggi più significativi del suo intervento, Giovanditti ha richiamato la storia del club: «Ho sentito dire, da un grande dirigente, che senza storia non c’è futuro. Negli ultimi cinquant’anni la Pro Patria ha giocato 41 stagioni tra Serie C, C1, C2 e Lega Pro, sette in Serie D e solo due in Eccellenza. La storia dice che questa società deve stare tra i professionisti e deve provarci con tutte le sue forze».
Il direttore sportivo ha però invitato tutti a guardare con realismo al presente: «Oggi siamo in Serie D e dobbiamo parlare di Serie D. Veniamo da due retrocessioni sul campo e sarebbe utopistico fare altri discorsi. L’obiettivo è costruire una squadra competitiva e avviare un percorso serio e strutturato».
«Riportare la gente allo stadio»
Il neo ds ha individuato nel rapporto con i tifosi uno dei temi centrali del nuovo corso: «Ho visto una piazza che non ha contestato, ma che si è allontanata. Uno dei nostri obiettivi sarà riportare la gente allo stadio e farla sentire parte del progetto. La risposta che i tifosi diedero nei playout con la Pro Vercelli dimostra quanto questa piazza sappia essere vicina alla squadra».
Secondo il dirigente, il rilancio della Pro Patria dovrà passare sia dai risultati sia da una diversa organizzazione: «I risultati sono fondamentali, ma serve anche un lavoro fuori dal campo. Dobbiamo strutturarci meglio e mostrare alla gente che si sta costruendo qualcosa di diverso».
La stoccata alla stampa
Non è mancato un pmessaggio rivolto agli organi di informazione locali: «Se vogliamo davvero cambiare qualcosa, dobbiamo fare qualcosa di diverso tutti. Mi è dispiaciuto che il 30 maggio, nella giornata dello Scudetto Primavera a Reggio Emilia, non ci fosse nessuna testata del territorio presente. È stato un momento storico per la Pro Patria e per tutta Busto Arsizio. Voi dovete essere sempre liberi di scrivere quello che volete. Però, come un direttore sportivo viene giudicato per le scelte sui giocatori e un allenatore per le formazioni, anche chi racconta la Pro Patria deve cercare di essere preciso e attendibile».
Allenatore e mercato: «Prima l’organizzazione»
Sul fronte sportivo, il nuovo direttore ha spiegato che le priorità non riguardano ancora il mercato: «Prima della squadra bisogna costruire un’organizzazione. Dobbiamo completare l’organigramma, inserire le figure necessarie e poi scegliere l’allenatore. Solo successivamente valuteremo la rosa. Cerchiamo un tecnico con caratteristiche adatte alla categoria e al progetto che vogliamo sviluppare. Non necessariamente qualcuno che abbia già vinto la Serie D, ma una figura che condivida la nostra idea di calcio e di crescita».
Qualche spiraglio è stato aperto ai giovani protagonisti dello Scudetto Primavera: «Ci sono ragazzi interessanti che possono far parte di questo nuovo corso. Ma dovrò essere lucido e valutare tutto senza farmi condizionare dall’aspetto affettivo».
Nessuna distrazione sul ripescaggio
Nel finale si è parlato di un eventuale ripescaggio in Serie C, Giovanditti non ha voluto dare false speranze alla piazza: «Oggi parliamo di Serie D. A me è stato chiesto di costruire una Pro Patria per la Serie D e io lavoro su questo. Non voglio creare false speranze. Se in futuro si presenteranno opportunità diverse, la proprietà farà le sue valutazioni».
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