Una quasi manifestazione contro il Dpcm, a Gallarate

Non si sono visti cartelli, nè parole d’ordine, qualche coro sì. In piazza un bel pezzo di destra, qualche esercente in crisi che chiedeva aiuti, altri che protestavano contro "la dittatura"

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Meno di duecento persone, in piazza per un’ora e mezza o giù di lì: una quasi manifestazione, a Gallarate. Perché non si sono visti cartelli, nè parole d’ordine. Qualche coro sì, qualche “libertà libertà” scandito da un lato della piazza, qualche insulto e coro da stadio contro le forze dell’ordine, un coro con l’inno di Mameli.

In piazza c’erano persone anche abbastanza diverse. Un bel pezzo di destra (anzi due, in due punti diversi della piazza), qualche persona apertamente negazionista, un po’ di ragazzi molto giovani («siamo qui per caso, vediamo che succede», si schermiscono), alcuni libero professionisti ed esercenti in crisi o con negozi già chiusi.

Un gruppetto è tra i primi ad arrivare, seduti su una panchina della piazza. «Ero titolare di palestre, da febbraio andiamo avanti senza più un euro» racconta uno di loro.

«Io stavo costruendo una palestra tra Legnano e Busto, mi mi ha bloccato tutto, non ti danno più finanziamenti». Un altro aveva un negozio a Busto, chiuso dopo il primo lockdown. Un altro fa l’agente di commercio: «Ho preso solo 600 euro, ma ormai non c’è più lavoro».

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L’unico tricolore, fotografato a inizio serata

Altri raccontano la loro visione che non vede nulla di giustificato nelle misure in atto: «Siamo in dittatura: bisognerebbe tornare a trent’anni fa quando ci si ribellava. Ci impedivano persino di correre, come se correndo nel bosco io allargassi la pandemia. Io non lavoro da tanto tempo e ora non troverò nulla. Siamo in un paese di zombie, di lobotomizzati».

Tra i ragazzi più giovani l’insofferenza è un po’ quella per il mondo degli adulti che fissa le regole, ma non mancano punti concreti: «A me hanno tagliato le ore, non so come andrà» dice un ventenne (qui l’alternativa non è quella secca dell’avere o no il posto: il lavoro si calcola in ore)

 

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Un gruppo di pittoreschi manifestanti (gli unici così ironici)

Tra i pochissimi simboli presenti c’è un unico tricolore, portato da una ex fiorista che adesso si arrabattava con lavoretti (ora evaporati). «Il Covid non lo nego, ma qui stiamo sterminando una popolazione. Bisogna fare disobbedienza civile e fiscale. Anche i poliziotti hanno giurato sulla Costituzione, non sul Dpcm. Io mi informo solo su Byoblu, non leggo più i giornaletti».

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È difficile capire esattamente cosa si intenda quando si parla di dubbi «sulla veridicità di chi sta tenendo le redini», come dice un manifestante. «Quando impediscono a qualcuno di parlare allora forse lì sta la ragione».

Come detto però la piazza non trova uno sbocco, neppure uno slogan condiviso da urlare. A un certo punto un ragazzo in bici prende il tricolore (quello della ex fiorista) e fa una ventina di giri intorno alla fontana, un po’ sostenuto dal brusio della folla. A distanza guardano poliziotti, carabinieri e Polizia Locale, schierati in forze dal lato del municipio. Dopo le 22 i gruppi di destra se ne vanno, mezz’ora dopo rimangono quasi solo ragazzi giovani, nella piazza già quasi silenziosa.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 30 Ottobre 2020
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