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Un vero Parco per il Sud Milano, via libera dai Comuni

Il 17% dell'attuale Parco Agricolo diventerebbe un vero parco, per proteggere le zone più pregiate. Coldiretti è contro, la Confederazione Agricoltori a favore: "Coltivatori custodi di terra, qualità di acqua, aria e paesaggio"

Generica 2020

Il Parco Agricolo Sud Milano compie 30 anni e si prepara a diventare un vero Parco Naturale, per proteggere in modo più deciso le aree più preziose della “cerchia verde” che abbraccia Milano da Rho a Peschiera Borromeo.

Le nuove “Aree a Parco Naturale” copriranno il 17% della superficie dell’attuale Parco, circa 8mila ettari tutto intorno alla grande città, a tutelare appunto le zone più preziose, come fontanili, aree umide, zone a rilevanza paesistica.

Il passaggio al Parco Naturale non mette d’accordo tutti. Divide anche le amministrazioni locali, pur con una maggioranza ampia di enti favorevoli: su 60 sindaci del Parco Sud, 42 hanno detto sì mentre 11 si sono schierati contro. Sette in questa fase si sono astenuti.

Tra gli agricoltori, la Coldiretti si è schierata contro e ha cercato sponda nella Regione Lombardia (ieri ha consegnato una petizione all’assessore Rolfi), mentre favorevole è la Confederazione Agricoltori Italiani (Cia), che non nasconde la sfida difficile ma guarda in prospettiva: «Siamo molto contenti che il Parco Agricolo Sud Milano diventerà un ente territoriale» dice Paolo Maccazzola, presidente degli Agricoltori Italiani Provincia Centro Lombardia. «Anche i coltivatori hanno dato un contributo al nuovo assetto che comprende pure le Aree a Parco Naturale. La produzione di cibo è da sempre la protagonista del Pasm, così come gli agricoltori sono i custodi della terra, e della qualità di acqua, aria e paesaggio che lo generano. Ci sentiamo impegnati, come sempre, a tramandare questi beni comuni alle prossime generazioni».

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Le aree verde chiaro sono quelle dell’attuale Parco Agricolo, quelle in verde scuro sono quelle più pregiate che rientreranno nelle Aree naturali

Il settore primario intorno a Milano vive un paradosso: tra fontanili e marcite è una delle zone agricole più produttive d’Italia, ma è poco riconosciuto, nella convinzione che Milano e dintorni siano solo industria (ormai fuori città) e terziario. Una scarsa percezione che emerge quando si parla di infrastrutture, come ad esempio è avvenuto per il progetto della superstrada Marcallo-Magenta, per la Tangenziale Est Esterna o la Brebemi: la perdita di aree coltivabili è considerata accettabile.

Proprio questo aspetto richiama la Confederazione dell’Agricoltura: “In questi trent’anni la superficie agricola del PASM è rimasta pressoché invariata, colpita soprattutto da alcune infrastrutture (Tangenziale Est Esterna), sulle quali l’ente Parco aveva espresso la propria contrarietà. Un parere solo consultivo, che, con l’istituzione delle Aree a Parco Naturale, diventerebbe vincolante, trasformando il Pasm in un ente territoriale”.

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Il Parco fin qui ha avuto una sua funzione, testimoniata anche dalla resistenza delle imprese agricole, rimasta molto simile a quella del 1990, anno di fondazione. Sono circa 900, con 48 ettari di superficie media, per un totale di 37mila ettari coltivati. Certo, per contro c’è anche quello che la Confederazione Agricoltori chiama “l’appesantimento burocratico”, un “eccesso di formalità” che rischia di far passare in secondo piano gli aspetti positivi. Per la Cia è una delle criticità che il Parco Agricolo Sud Milano deve affrontare, insieme alla creazione di una struttura direttiva efficiente per gestire il passaggio ad Area Naturale, che come ente costituito avrebbe anche la capacità di attrarre nuovi finanziamenti (come quelli europei).
Gli Agricoltori Italiani valutano positivamente la trasformazione: il nuovo parco rafforzato “non aumenta la vincolistica a carico delle aziende”, “non può limitare l’uso dei fitofarmaci” (una delle preoccupazioni emerse).

“In funzione di queste considerazioni – concludono gli Agricoltori Italiani – pensiamo sia utile proseguire il confronto serrato con il Parco Agricolo Sud Milano, come è avvenuto per la delimitazione delle Aree a Parco Naturale, di cui fanno parte superfici anche non agricole come i Fontanili. Nelle discussioni sono state affrontate varie difficoltà, anche specifiche di agricoltori, che sono state esaminate con il coinvolgimento diretto dei coltivatori. Grazie al confronto aperto si possono affrontare le criticità e trovare soluzioni come per i problemi poco sopra evidenziati. Dobbiamo avere obiettivo e volontà di ottenere un’Ente concretamente a fianco degli agricoltori, non una controparte”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 Febbraio 2021
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