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Il quadro della Studi Patri di Gallarate che racconta il primo volo in mongolfiera in Italia

Il 13 marzo 1784 a Brugherio si librò in volo il pallone aerostatico con a bordo il Conte Andreani. Un passaggio storico oggi al centro di una mostra allestita alla Biblioteca Sormani, con al centro un'opera conservata a Gallarate, dove le mongolfiere erano "di casa"

mongolfiera Gallarate

Una mostra alla Biblioteca Sormani di Milano celebra il primo volo in aerostato in Italia, compiuto il 13 marzo 1784 dal conte Paolo Andreani. E il “pezzo forte” del percorso espositivo è un dipinto della Società Gallaratese per gli Studi Patri, prestato per l’occasione: si tratta del dipinto olio su tela di Francesco Battaglioli, realizzato pochi anni dopo, una “cronaca” accurata di quel momento straordinario.

Il quadro «rappresenta il primo volo umano in Italia effettuato a Brughiero, nella villa del Moncucco, primo esperimento aerostatico» spiega Massimo Palazzi, presidente della Studi Patri di Gallarate, la società nata sul finire dell’Ottocento per custodire le memorie risorgimentali e valorizzare la storia locale dentro la più ampia storia italiana.

Se il primo volo “umano” davanti al pubblico e registrato dai cronisti risale al 13 marzo, il Conte Andreani, in realtà, «aveva già fatto un primo volo di prova il 25 febbraio 1784, che anticipò quello ufficiale». E curiosamente questo primo esperimento anticipò di un solo giorno il volo avvenuto invece a Gallarate il 26 febbraio 1784 «per il giovedì grasso, che fu raccontato anche dal Riva», autore degli Annali di Gallarate fra il 1759 e il 1805.

Quei primi esperimenti risalivano al periodo di Carnevale del 1784, periodo in cui “facessi […] in Milano molte feste ed allegranze”: è in questo contesto che si librò “un Groso Balone”, che “erisi introdotto in questi tempi in Italia portato un tale ingegno della Francia ed il primo fù questo in Milano, dei quali sen fecero poi molti altri”.

Nella zona di Gallarate rimase un certo gusto per l’aerostatica, con due diversi episodi di voli (1785 e 1791) finiti male negli anni immediatamente successivi, che valsero ai gallaratesi il soprannome di Brusabalun, rimasto molto radicato nell’immaginario e nell’identità cittadina (e usato di recente anche come nome commerciale).
I voli in mongolfiera – come nel frattempo si era iniziato a chiamare gli aerostati – proseguirono fino al Novecento, testimone anche una visita a Gallarate nel 1895 di Cirillo Stephenson, uno dei più famosi “aeronauti” del periodo, come ricorda Massimo Palazzi nella pubblicazione Il viaggio aereo: un’esperienza umana. Nel frattempo le mongolfiere erano già diventate strumento bellico e di trasporto, in occasione dell’assedio di Parigi del 1870-71, e si apprestavano a lasciare il palcoscenico del volo al mezzo “più pesante dell’aria”, l’aereo.

Grazie agli esperimenti di Gianni Caproni nella brughiera di cascina Malpensa, il volo è diventato una vera vocazione locale, fiorita poi nella nascita degli aeroporti militari e civili e nell’industria aeronautica. A testimoniare le radici più antiche dell’esperienza del volo c’è appunto anche l’opera preziosa del Battaglioli, custodita dalla Studi Patri nel suo museo di via Borgo Antico a Gallarate, dove è stata qualche anno fa anche oggetto di una conferenza.

Oggi il quadro è al centro della mostra alla Biblioteca Sormani. Nell’opera, come scrive Emma Zanella, “il momento dell’ascensione è rappresentato dal Battaglioli con freschezza e minuzia di particolari descrittivi: il parco, nel quale si vedono i piloni di ormeggio e gli altri apparecchi per l’ascensione, è popolato ed animato da gente attenta allo spettacolo straordinario del pallone che si innalza con gli aeronauti nella navicella”.

mongolfiera Gallarate
Particolare del quadro con le strutture fisse: piattaforma e piloni di ancoraggio

La mostra a Palazzo Sormani a Milano (Corso di Porta Vittoria 6″, fermate Duomo o San Babila) è aperta fino al 24 giugno prossimo.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 28 Marzo 2023
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