Carcere di Busto, la denuncia di Cecilia Strada al Parlamento europeo: “Sovraffollamento oltre il 200%, è un inferno”
L’europarlamentare interviene a Strasburgo durante il dibattito sullo stato di diritto e richiama le condizioni degli istituti lombardi. “Ancora un suicidio, diritti violati e reinserimento impossibile: è un problema che riguarda tutti”
Sono 437 le persone recluse, dovrebbero essere 240. Le stanze di detenzione, come vengono chiamate nel linguaggio formale, sarebbero 177, ma 18 non sono disponibili. La polizia penitenziaria dovrebbe prevedere 190 agenti, all’attivo ne mancano 21. Sono i dati ufficiali del carcere di Busto Arsizio aggiornati ieri sul sito ufficiale.
Una situazione non nuova, ma che sta diventando ogni giorno più pesante. Resta ancora forte l’eco per la tragedia del ragazzo 34enne che si è impiccato due settimane fa.
Oggi tutta questa situazione è arrivata nell’aula del Parlamento europeo. A sollevare il caso è stata l’europarlamentare del Partito Democratico (gruppo S&D) Cecilia Strada, intervenuta a Strasburgo durante il dibattito sullo stato di diritto, richiamando le condizioni riscontrate nelle recenti visite negli istituti penitenziari lombardi. Lei è stata a Busto Arsizio il 31 marzo dedicando molte ore alla struttura carceraria.
IL DISCORSO DI CECILIA STRADA
“Sono stata nel carcere italiano di Busto Arsizio, dove il tasso di sovraffollamento è superiore al 200%: è un inferno”, ha dichiarato in aula, descrivendo una realtà segnata da gravi criticità. “Letti a castello a tre piani, con i detenuti che dormono a un palmo dal soffitto. I tre metri quadri di spazio per detenuto sono un miraggio”.
Parole dure, che si accompagnano alla denuncia delle condizioni materiali: “Cavi della luce esposti ovunque”, ha aggiunto, sottolineando come “in cella muore la dignità e muoiono i prigionieri”.
Il riferimento è anche ai fatti più recenti. “Pochi giorni dopo la nostra visita a Busto Arsizio, un detenuto si è impiccato”, ha ricordato Strada, parlando di “15 suicidi dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane”. Un dato che, secondo l’europarlamentare, evidenzia un quadro sempre più critico.
I SUICIDI IN CARCERE: L’INTERVENTO DI RISTRETTI ORIZZONTI
“Suicidi in carcere, numeri in aumento – I dati sulle morti in carcere sono sempre più critici: sarebbero 238 le persone decedute all’interno di Istituti Penitenziari nel 2025, di cui 79 si sarebbero suicidate, stando al dossier “Morire di carcere” di Ristretti Orizzonti. Numeri esorbitanti che segnalano un sistema che, al posto di migliorare, diventa di anno in anno sempre più problematico, incapace di dare una risposta concreta all’emergenza che si sta consumando al suo interno. E questo è un chiaro sintomo di una problematica più ampia che riguarda il sistema penitenziario dove sovraffollamento, carenza di personale e insufficiente assistenza sanitaria e psicologica contribuiscono a condizioni di vita degradanti”.
Nel suo intervento, Strada ha collegato il tema delle carceri a quello più ampio dello stato di diritto: “Il sovraffollamento è frutto dell’abbandono sistemico che sta facendo marcire lo stato di diritto nelle prigioni d’Europa”.
Ma il punto centrale riguarda le conseguenze sociali del problema. “A farne le spese non sono soltanto i detenuti, ma l’intera comunità”, ha affermato, spiegando che “il sovraffollamento impedisce di fatto qualunque percorso di reinserimento”. Da qui la domanda: “Che cosa succederà poi a queste persone quando escono dal carcere?”.
Un concetto ribadito anche fuori dall’aula, richiamando le visite effettuate tra Busto Arsizio e l’istituto penale minorile Beccaria di Milano: “Diritti violati ovunque: letti accatastati, sovraffollamento ormai cronico, dignità negata”.
L’appello finale è a un intervento urgente: “Garantire diritti e dignità nelle carceri è necessario, non solo per i detenuti ma per la sicurezza di tutti e per lo Stato di diritto”.
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