Varese Cultura 2030: «Costruire un ecosistema, non solo produrre eventi»
Un percorso condiviso per ripensare il sistema culturale varesino: istituzioni e operatori al lavoro per superare frammentazione e isolamento, costruendo strategie comuni, nuove connessioni e una visione unitaria di sviluppo del territorio
Un progetto complesso e condiviso, che punta a ridisegnare il futuro culturale della provincia di Varese. È questo il cuore di “Varese Cultura 2030”, iniziativa sostenuta da Fondazione Cariplo e guidata dalla Provincia di Varese insieme a un ampio partenariato territoriale.
«Siamo qui per costruire una strategia comune, – ha spiegato Paolo Landini della Provincia di Varese introducendo i lavori. – Non si tratta di raccogliere singoli progetti o di portare le bandiere delle proprie organizzazioni. Lo sforzo che chiediamo a tutti è quello di abbandonare i campanilismi e contribuire con idee sistemiche». Landini ha ricordato le principali direttrici del progetto: la costruzione di un piano strategico condiviso per la cultura provinciale, una piattaforma digitale di mappatura del patrimonio culturale locale (operativa entro dicembre 2026), la valorizzazione dei poli culturali principali, il potenziamento di Santa Caterina del Sasso come porta d’accesso al territorio, e lo sviluppo di itinerari culturali integrati con paesaggio, ambiente e mobilità sostenibile. Tra le azioni in corso, anche un servizio sperimentale di bus navetta per collegare i luoghi della cultura del lago Maggiore.
Sarah Orlandi ha quindi ripreso i fili della sessione precedente, sintetizzando i temi emersi il 30 marzo nei tavoli di lavoro. «Il quadro è abbastanza chiaro. Il territorio ha un potenziale culturale ricco e vivace, ma non riesce ancora a esprimersi come sistema. Le attività restano frammentate, isolate, prive di una visione d’insieme.» Il nodo principale individuato dai partecipanti è la mancanza di coordinamento: non scarsità di idee o di energie, ma assenza di una regia condivisa capace di connettere soggetti ed enti. Gli eventi si sovrappongono nelle stesse finestre stagionali, molte realtà operano senza conoscersi, le collaborazioni sono ancora limitate.
Varese Cultura 2030: dai tavoli emerge la strada. «Serve una regia unica per fare sistema»
È emersa anche la questione dell’identità culturale: il territorio manca di una narrazione comune verso l’esterno, nonostante esistano identità locali forti e riconoscibili. «La sfida», ha sottolineato Orlandi, «è costruire un’identità condivisa che valorizzi le specificità senza appiattirle». Sul fronte della comunicazione, il problema principale non è la mancanza di strumenti, ma la frammentazione: ogni soggetto lavora sui propri canali, e il territorio fatica a conoscere se stesso prima ancora di farsi conoscere fuori.
Un altro tema ricorrente è il rapporto con i pubblici. I residenti, ha ricordato Orlandi, sono spesso i «non pubblici» della cultura locale: coinvolgerli è una priorità strategica, così come ripensare il rapporto con i giovani, evitando approcci generici e puntando invece su una progettazione partecipata, «non fare per, ma fare con».
Dopo la fase di inquadramento, i partecipanti si sono divisi in otto tavoli tematici: comunicazione e narrazione culturale, cultura accessibile e inclusiva, sviluppo delle competenze e capacity building, sviluppo della domanda culturale, coordinamento dell’offerta, sostenibilità economica, connessioni con turismo e paesaggio e mobilità, sostenibilità ambientale. Ogni tavolo è stato affidato a un facilitatore esperto, con il compito di tradurre le criticità emerse a marzo in obiettivi concreti e azioni praticabili.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 18 maggio, in modalità online, con un focus sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale della cultura. Il 25 maggio è invece previsto un incontro dedicato alla presentazione delle realtà del territorio e al networking tra i partecipanti. Il percorso formativo strutturato, sviluppato in collaborazione con l’Università dell’Insubria, è in programma per il 2026 e prevederà anche momenti aperti alla cittadinanza.
«La priorità non è creare di più, – ha concluso Orlandi richiamando una delle frasi più nette emerse dai tavoli del 30 marzo. – È mettere a sistema ciò che già esiste».
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