Le opposizioni chiedono la revoca del presidente del Consiglio comunale di Gallarate Marco Colombo
La richiesta è stata presentata dai consiglieri di Partito Democratico, Città è Vita, Margherita Silvestrini Sindaco e Obiettivo Comune Gallarate, dopo l'ultima convocazione in tempi giudicati troppo brevi. E dopo una serie di altri episodi. "Non ci viene consentito di esercitare la funzione di vigilanza e controllo"
I gruppi di opposizione del Consiglio comunale di Gallarate hanno presentato una richiesta formale per mettere ai voti la revoca del presidente dell’assemblea, Marco Colombo. Il documento è stato sottoscritto dai consiglieri di Partito Democratico, Città è Vita, Margherita Silvestrini Sindaco e Obiettivo Comune Gallarate e chiede che la votazione a scrutinio segreto si svolga all’inizio della seduta convocata per martedì 14 luglio.
Al centro della contestazione c’è la programmazione dei lavori consiliari. Il Consiglio comunale è stato convocato per il giorno successivo alle commissioni Istruzione e Bilancio, fissate lunedì 13 luglio, chiamate a esaminare temi rilevanti come l’assestamento generale di bilancio, il piano economico-finanziario e le tariffe Tari e il dimensionamento scolastico a partire dall’anno 2027-2028.
Secondo le opposizioni, tempi così ravvicinati renderebbero impossibile approfondire adeguatamente le delibere, confrontarsi all’interno dei gruppi e predisporre eventuali emendamenti. Il regolamento prevede infatti che questi ultimi vengano depositati entro i due giorni precedenti il Consiglio, dunque prima ancora dello svolgimento delle commissioni.
«Dopo l’ennesima scorrettezza istituzionale nei confronti dei diritti di tutti i consiglieri, non potevamo esimerci da un intervento», afferma la capogruppo del Pd Margherita Silvestrini. «È il risultato del cumularsi di prese di posizione e omissioni. Viene convocato un Consiglio comunale il giorno dopo due commissioni e con tempi contingentati: di fatto non ci viene consentito di esercitare la funzione di vigilanza e controllo e ci è impossibile anche presentare emendamenti».
Nel documento viene inoltre ricordato che il passaggio in commissione comporta il dimezzamento dei tempi di intervento in aula. Per i firmatari, la scelta di collocare il Consiglio il giorno immediatamente successivo avrebbe quindi l’effetto di ridurre gli spazi di discussione senza lasciare ai consiglieri un tempo sufficiente per valutare quanto emerso nelle commissioni.
Le opposizioni contestano anche la mancata programmazione anticipata dei lavori, ricordando che la precedente seduta del Consiglio risale al 25 maggio e che, a loro giudizio, ci sarebbe stato tutto il tempo per definire un calendario più rispettoso delle prerogative dei consiglieri. Nel testo si lamenta inoltre il ricorso molto limitato alla conferenza dei capigruppo.
«È l’epilogo di un presidente del Consiglio che non è in grado di svolgere il ruolo che gli compete», prosegue Silvestrini. «Avrebbe potuto pianificare con congruo anticipo, garantendo ai consiglieri la possibilità di approfondire gli atti e svolgere pienamente il loro lavoro».
La richiesta di revoca non si limita però all’ultima convocazione. I firmatari richiamano una serie di episodi avvenuti nell’ultimo anno, tra cui la gestione delle comunicazioni in aula sulla Fondazione Scuole Materne, alcune difficoltà nell’accesso agli atti relativi alla compartecipazione delle tariffe per i disabili e altri momenti nei quali, secondo le opposizioni, sarebbe venuta meno la necessaria imparzialità del presidente.
Nel documento si sostiene quindi che il comportamento di Colombo avrebbe leso «la funzionalità e l’efficacia dei lavori del Consiglio» e violato il dovere di rappresentare l’intera assemblea, tutelando le prerogative sia del Consiglio sia dei singoli consiglieri. Sarà ora l’aula a decidere se discutere e mettere ai voti la richiesta di revoca nella seduta del 14 luglio.
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