Femminicidio di Samarate, il Pm chiede l’ergastolo per Gerardi, “provata la premeditazione”
La perizia psichiatrica super partes ha escluso che l'uomo fosse incapace di intendere e di volere. In aula poche parole dell'imputato: "Provo un grandissimo rimorso". La ricostruzione in aula, ha ribadito l'accusa, ha raccolto gli elementi che dimostrano che l'omicidio fu preparato
Vincenzo Gerardi era capace di intendere e di volere, quando uccise l’ex moglie Teresa Stabile, e deve essere condannato all’ergastolo: è la richiesta formulata dal pubblico ministero Ciro Caramore nel corso della requisitoria davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio, presieduta da Giuseppe Fazio.
«È provata l’aggravante della premeditazione contestata all’imputato – ha affermato il magistrato – e non c’è alcuna ragione per concedere le attenuanti generiche. L’ergastolo è l’unica richiesta possibile ed è anche la pena meritata in un caso come questo».
La richiesta è arrivata nel corso dell’udienza in cui è stata formalmente acquisita anche la perizia psichiatrica super partes affidata alla dottoressa Stefania Zaroli, che ha escluso che Gerardi fosse incapace di intendere e di volere. Zaroli ha chiarito che dall’imputato è arrivato «un racconto estremammente minuzione e preciso, dettagliato rispetto al prima, al dopo e al durante del momento omicidiario». Di fronte alla difesa che invocava un aspetto culturale rispetto alle origini dell’imputato, Zaroli ha evocato invece un «elemento cultuale», l’aspetto della sacralità del matrimonio violata, la «rottura del vincolo matrimoniale e dell’elemento identitario» fondato su questo. Una aspetto che spiega ma non giustifica e che comunque non esclude la piena capacità di intendere e di volere.
Gerardi parla in aula
In aula ha parlato brevemente anche l’imputato: «Provo un grandissimo rimorso, non ho mai desiderato la morte di mia moglie», ha detto, pur rendendosi conto che «non esiste modo per cambiare le cose».
Ha ribadito anche di essersi reso conto solo la mattina dopo di quanto aveva fatto.
La requisitoria
«Non abbiamo sentito alcuna reale parola di pentimento, abbiamo sentito parole finte» ha ribattuto nella requisitoria il pubblico ministero Ciro Caramore. Per l’accusa l’omicidio è l’approdo finale di «un rapporto tossico, con tutte le caratteristiche del rapporto maltrattante». Gerardi ha ucciso la moglie Teresa Stabile il 16 aprile 2025 a Samarate e, trattandosi di un imputato reo confesso, sulla responsabilità materiale dell’omicidio non vi sono dubbi.
Caramore ha affrontato anche uno dei punti centrali della linea difensiva dell’imputato, giudicato capace di intendere e di volere. La difesa avrebbe individuato in una presunta gelosia patologica, esclusa però dal perito psichiatrico, una possibile spiegazione del delitto. «Abbiamo sentito parlare continuamente della gelosia e dell’indole da uomo del Sud dell’imputato. Sono francamente argomenti inaccettabili all’interno di un processo penale nel 2026. Sono argomenti che forse potevano essere utilizzati a Caltanissetta nel 1950, non certamente oggi».
La gelosia invocata come forma di attenuante non regge, ha ribadito sul piano tecnico Caramore: «La gelosia non è un’attenuante. Come stabilito da numerose sentenze della Cassazione, può invece costituire un’aggravante, perché rientra nei futili motivi».
A dimostrare la premeditazione sarebbero, per la Procura, «più missive» lasciate da Gerardi. «E un testo definito “testamento”, con la data del 16 aprile, come “fine di tutto”».
Le denunce di Teresa e i carabinieri
Nella parte conclusiva della requisitoria, Caramore ha richiamato un episodio definito «grave e doloroso», in parte eccentrico nel processo (nel senso che non riguarda l’imputazione di Gerardi). Teresa Stabile si sarebbe rivolta ai carabinieri di Samarate, forse in più occasioni, per denunciare il marito, ma avrebbe ricevuto risposte che la invitavano a riflettere prima di procedere.
«I carabinieri hanno sciorinato tutto il campionario giustificatorio che circola in una certa parte dell’opinione pubblica: “è un brav’uomo, ci pensi bene», ha ricordato il pubblico ministero, lasciando intendere che un intervento tempestivo avrebbe forse potuto evitare la morte della donna.
Uno scenario «orribile», la ha definito il Pm. «So che questi carabinieri sono stati indagati, ma non conosco l’esito del fascicolo e temo che sia stato archiviato. Ciò non toglie che su di loro resti una responsabilità morale, perché non hanno fatto il proprio dovere» (va ricordato che in due casi furono sanzionati con sospensione dall’Arma).
Sentenza al 24 luglio
Il processo va a conclusione nel mese di luglio, con un calendario stringente.
Lunedì 20 luglio sarà il turno delle parti civili e della difesa, nel pomeriggio. La sentenza di primo grado è attesa per venerdì 24 luglio.
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