I concerti del Record Store Day da Carù a Gallarate meriterebbero la piazza
Il concerto all'aperto attraeva gente da mezza Italia, anche dall'estero, una piacevole giornata a inizio primavera. Ma quest'anno è finito confinato al chiuso
Senza per forza farne polemica, ce lo possiamo dire: i concerti del Record Store Day da Carù a Gallarate meritano la piazza.
Meriterebbero di attrarre i passanti, di far muovere il bacino al ritmo del basso, di suscitare curiosità magari anche di qualche ragazzino, che possa scoprire quant’è bello imbracciare una chitarra.
Lo diciamo perché quest’anno i musicisti chiamati da Carù Dischi e Libreria si sono dovuti accontentare di suonare al chiuso, pur in una giornata di primavera perfetta. Mentre la piazza Garibaldi rimaneva vuota, a differenza delle scorse edizioni.
Settimana scorsa, in consiglio comunale a Gallarate, si discuteva anche di materie ben più “calde”. Ma il tema è comparso con un intervento inconsueto del consigliere comunale Giovanni Pignataro che ha espresso il suo «sconcerto» per l’edizione 2026 del Record Store Day confinata dentro agli spazi chiusi della Veranda Martini. Luogo dignitosissimo, certo, ma senza il fascino della musica all’aperto. E con qualche problema di capienza, visto che non pochi partecipanti – nell’arco della giornata – si sono dovuti accontentare di ascoltare da fuori.
«In piazza c’erano molte persone che non venivano da Gallarate, persone da Svizzera e Germania, con artisti di livello nazionale e internazionale» ha notato il consigliere comunale, appassionato di rock e frequentatore di Carù. «Quando in negozio ho chiesto “perché al chiuso” mi hanno spiegato che avevano fatto la richiesta in piazza ma non era stato autorizzato per i lavori al Minoletti e perché altri commercianti non avevano manifestato entusiasmo».
Anche in consiglio comunale si è sentito ripetere una cosa che alcuni sanno e altri no, ma che certamente fa di Carù un’eccellenza vera: alcuni anni fa è finito nella classifica dei dieci negozi di dischi migliori del mondo secondo il Guardian, al pari di luoghi mitici come Spillers a Cardiff o l’Aquarius Records a San Francisco.
È un luogo che resiste, dove ancora si possono comprare i vinili, fare chiacchiere, dove gli stessi musicisti possono incontrarsi. Dove c’è una comunità che comprende persone che ogni tanto vengono a Gallarate da lontano. Non sono tanti, in Italia, i luoghi così.
Guido Giazzi, direttore del mensile Buscadero, nel giorno del concerto si è lasciato scappare che è «pazzesco che la città non abbia ancora trovato il modo di ricordare Paolo Carù», scomparso due anni fa.
Non serve un monumento.
E quindi fuori dalla polemica, diciamo: quantomeno si può onorare il prossimo anno facendo risuonare la musica all’aperto, tra le vetrine dei vinili e la statua di Garibaldi. Se quest’anno è andata così, che in futuro la giornata possa prendersi lo spazio che merita.
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