Gallarate, il centrodestra fa quadrato attorno a Marco Colombo: respinta la mozione di sfiducia
Il centrodestra si dimostra Gallarate, il centrodestra fa quadrato attorno a Marco Colombo. Le opposizioni denunciano "carenza di democrazia", ma il presidente si difende: "È stata la prima mancanza in tre anni".
La maggioranza di Gallarate si rivela compatta e respinge al mittente la richiesta di revoca del presidente del consiglio comunale, Marco Colombo. Si chiude con un netto 16 a 8 – tutti i voti del centrodestra contro tutti quelli disponibili delle minoranze – una seduta dal clima tutto sommato pacato e dall’esito ampiamente scontato (foto d’archivio).
Alla vigilia qualche sommovimento interno alla maggioranza aveva fatto ipotizzare possibili screzi politici in aula. Il recente richiamo del sindaco Andrea Cassani ad alcuni assessori (coinvolgendo tutte e tre le anime principali: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) non ha però lasciato alcuno strascico al momento del voto: il centrodestra ha fatto muro, potendo contare anche sul neoingresso di Sonia Serati ed escludendo il solo Andrea Zibetti, assente.
Per sfiduciare Colombo serviva in ogni caso la maggioranza qualificata dei 2/3, uno scenario numericamente non credibile fin dal principio. La mossa delle opposizioni ha avuto quindi un valore prettamente simbolico e politico.
Il consigliere Giovanni Pignataro (Pd) ha spiegato la necessità di dare un “segnale istituzionale”, poiché “è interesse di tutti difendere le prerogative dei consiglieri comunali“. Il consigliera dem Bonetti, che ha presentato la mozione, non ha usato mezzi termini, contestando a Colombo la “deliberata volontà di ledere il consiglio comunale”.
Al centro delle polemiche ci sono stati alcuni episodi degli ultimi mesi e, in particolare, le tempistiche troppo strette con cui è stato convocato l’ultimo consiglio. L’accusa mossa al presidente è anche quella di aver lasciato correre “senza censura alcuna” comportamenti aggressivi e irrispettosi verso le minoranze.
Per Massimo Gnocchi (Obiettivo Comune Gallarate) si è trattato di “un atto dovuto, perché il consiglio non è un luogo di parte”, mentre Cesare Coppe (Città è Vita) ha definito la mozione “l’unico strumento per accendere i riflettori su questa carenza di democrazia”, negando invece ogni acrimonia personale nei confronti di Colombo.
La difesa del sindaco e l’ombra delle elezioni
Il sindaco Andrea Cassani ha blindato il suo presidente, sostenendo che il testo della mozione contestasse “solo comportamenti che le opposizioni leggono” come violazioni. “Colombo è molto più degno di altri presidenti del consiglio comunale venuti prima di lui“, ha affondato Cassani, provocando l’immediata replica di Pignataro che ha ricordato come figure quali Donato Lozito o Giuseppe De Bernardi Martignoni non abbiano mai subìto mozioni contro.
A prendere le difese di Colombo è intervenuto anche Sorrentino (FdI), negando categoricamente le accuse: “Non ha mai utilizzato il suo ruolo istituzionale per fare dichiarazioni di parte“. Secondo il consigliere, la mozione ha un secondo fine: “Avete dato inizio alla campagna elettorale“. Un riferimento, neanche troppo velato, al fatto che il nome di Colombo circoli da tempo come papabile candidato sindaco per il centrodestra.
Più sfumato l’intervento di Luigi Galluppi (Centro Popolare Gallarate) che, pur respingendo la richiesta di revoca e riconoscendo il rispetto delle regole da parte di Colombo, ha ammesso che sull’ultimo consiglio “è sfuggita una gestione puntuale dei vari passaggi”.
La replica del presidente: “Avrei capito un comunicato, non la revoca”
In chiusura, Marco Colombo ha preso la parola per rispondere sui singoli episodi contestati, rivendicando in linea generale la propria correttezza istituzionale.
Il presidente, tuttavia, ha aperto il suo intervento con un interessante accenno di autocritica: “Avrei capito una conferenza stampa o un comunicato da parte vostra”, ha detto rivolgendosi ai banchi dell’opposizione, ritenendo però la richiesta di revoca uno strumento sproporzionato.
Poi appunto in riferimento ai ritardi lamentati sull’ultima convocazione, Colombo ha fatto un accenno di autocritica: “È stata la prima carenza di questo tipo in tre anni di mia presidenza”.
Alla fine, come ampiamente previsto, il pallottoliere ha confermato la solidità dell’amministrazione: 16 a 8. Caso chiuso.
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